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Una domenica d’autunno ad Orani
Il fascino e la magia delle "Cortes Apertas"
Una giornata tra artigianato,tradizioni locali ed arte,antica e contemporanea,nel piccolo centro della Barbagia

Capisci che stai per arrivare ad Orani,quando vedi le Miniere di Talco,chiamato anche sa preda modde o oro bianco,che fino al secolo scorso lo resero uno dei più importanti giacimenti europei.

Il paese fa parte della rassegna Autunno in Barbagia,e lo scorso fine settimana ha aperto i propri cortili per far conoscere a sos istranzos la propria storia e cultura.

Qui,a differenza di Oliena,le Cortes sono dedicate soprattutto all’artigianato: si lavora il sughero,il legno,la pelle e il ferro.

Realizzato interamente in sughero dagli artigiani locali anche Su Bundhu,la maschera carnevalesca tipica di Orani. Ha una forma ovoidale tipica del viso umano. Ne esistono due versioni,quella tradizionale ha la faccia e il naso tinte di rosso mentre i baffi,il mento e le corna sono di colore bianco. In una rivisitazione più recente è possibile trovarla in sughero naturale.

Tanti curiosi nella sartoria di Paolo Modolo, su mastru ‘e pannos,nel Corso Garibaldi. I suoi abiti in velluto,vestono tanti personaggi illustri, come testimoniano le tante foto nel suo ufficio.

Dopo una lunga fila per mangiare il tipico panino con purpuzza,proseguo il giro per Orani Mannu.

In Piazza Italia,le voci maschili del Coro Monte Gonare, mentre intonano la canzone popolare Nanneddu meu,si confondono con le urla di gioia dei passeggeri del trenino turistico.

Camminando nelle vie in granito del centro storico,si può ammirare la mostra all’aperto "Costantino Nivola. Ritorno ad Itaca": le foto,in formato gigante,sono affisse ai muri delle case e rappresentano il ritorno,nel 1958,di Titinu nella propria terra d’origine.

Gli scatti del fotografo Carlo Bavagnoli,documentano le fasi della realizzazione del graffito della facciata della Chiesa di Nostra Signora d’Itria,focalizzandosi sugli sguardi e le espressioni di coloro che osservavano l’artista all’opera.

Merita assolutamente di essere visitato anche il Museo Nivola,se si vuole comprendere pienamente la sua arte.

Nel giardino curatissimo dal quale è possibile vedere di fronte l’intero paese,ai piedi del Monte Gonare,si trovano le Madri,realizzate in marmo bianco,dalle forme morbide,che sembrano quasi ti vogliano abbracciare.

Queste sculture rimandano alla Dea Madre,divinità preistorica preposta alla maternità e alla fertilità della terra. Stupenda "La madre sarda e la speranza del figlio meraviglioso".

Le vedove,invece,sono raffigurate come le Madri ma di colore nero.

All’interno vi sono alcune opere dedicate agli Stati Uniti,sua seconda casa.

In The unbeleveable city I e II (1979) viene rappresentata la dinamicità della grande metropoli Newyork.

E poi c’è il Modello alla bandiera americana (1974),realizzato in polistirolo rivestito con gesso.

Nelle pareti di uno stretto corridoio,ci sono i lavori coloratissimi realizzati per la Pubblicità della Olivetti,di cui è stato direttore artistico della sezione grafica.

Nel primo padiglione del Museo,l’ex lavatoio di Orani,si può visitare la mostra dedicata al brillante ceramista e disegnatore di Dorgali,Salvatore Fancello,amico e compagno di studi di Nivola.

È divisa in tre sezioni: Il segno e la materia,con le sue terracotte e gli schizzi per ceramiche; Metamorfosi,figure ibride tra regno animale,vegetale e minerale; La forma Inquieta,immagini visionarie,molto originali,dai colori tenui,purtroppo gli ultimi capolavori dell’artista morto a soli 24 anni.

Insomma,Orani rappresenta un piccolo gioiello,nel cuore della Barbagia,dove è rimasta indubbiamente l’impronta di un grande artista e scultore di fama mondiale,di cui noi sardi dovremmo essere fieri.

Claudia Chessa

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