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STORYTEL ITALIA. INTERVISTA AL COUNTRY MANAGER MARCO FERRARIO
C’È SEMPRE STATO IL BISOGNO DI FARSI RACCONTARE LE STORIE, È UNA NECESSITÀ MAI SOPITA
Cagliari

A Milano, nella sede di Storytel Italia, abbiamo intervistato Marco Ferrario Country Manager e Sandra Furlan, Responsabile Produzione di Storytel Italia, i quali si stanno impegnando in un progetto di audiolibri dedicati alla letteratura sarda.

A Milano, nella sede di Storytel Italia, abbiamo intervistato Marco Ferrario Country Manager e Sandra Furlan, Responsabile Produzione di Storytel Italia, i quali si stanno impegnando in un progetto di audiolibri dedicati alla letteratura sarda.

Cos’è Storytel?

Storytel è un gruppo svedese, che nasce a Stoccolma nel 2005 e offre un servizio di audiolibri in streaming su abbonamento. Scaricando l’applicazione, ci si abbona – con soli 9.99€ al mese – e così si ottiene l’accesso a un catalogo che, solo per l’Italia, consta di 50.000 titoli, mentre su tutto il mondo centinaia di migliaia. Storytel è presente in 15 Paesi del mondo, in tre continenti. Questa dimensione globale vede l’interazione di molte culture, scambi di cataloghi, autori, esperienze gestionali. Si tratta perciò di un contesto molto effervescente, sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quello tecnologico.
Non si tratta tuttavia di qualcosa di totalmente nuovo: l’audiolibro è sempre esistito, dai 45 giri con le fiabe sonore fino, a ritroso, all’ancestrale tradizione del racconto orale – di cui la Sardegna ha un patrimonio infinito. Ciò che è cambiato radicalmente negli ultimi anni è il contesto grazie al quale si accede a queste storie. Fino a non molto tempo fa era necessario comprare un disco, metterlo in un supporto dedicato – che peraltro solo recentemente è diventato portatile, con il walkman – l’esperienza richiedeva diversi elementi di accesso. Oggi è sufficiente uno smartphone, la banda larga è a disposizione e l’abitudine all’abbonamento a un catalogo è stata sdoganata da società come Netflix e Spotify, che hanno creato un’abitudine largamente diffusa. La combinazione di questi fattori ha fatto sì che l’audiolibro vivesse una nuova giovinezza. In tutti i mercati in cui questo modello viene applicato ci sono crescite vertiginose. Siamo di fronte a una nuova primavera dell’audiolibro e quindi della storia orale.

Si tratta di un ritorno alla necessità dell’ascolto?
C’è sempre stato il bisogno di farsi raccontare le storie, è una necessità mai sopita. D’altra parte le storie raccontate ai figli prima di dormire o quelle che ci dicono i parenti, gli amici, i colleghi le ascoltiamo e ricordiamo, a qualunque latitudine, lingua e cultura. Si tratta di un bisogno primario che – in concomitanza con la crisi dell’editoria – ha trovato una risposta nel digitale. Ci sono dei dati significativi in questo senso: in Svezia il 30% delle persone che ascoltano audiolibri non hanno l’abitudine di leggere. È un numero importante che mette in evidenza come l’audiolibro rappresenti un accesso alle storie, non alternativo ma aggiuntivo o addirittura in grado di arrivare a persone che altrimenti resterebbero escluse. Nascono nuove professioni, gli studi di registrazione dedicati, c’è un indotto dietro a questo mondo che in alcuni Paesi (Stati Uniti, Nord Europa, Cina) ha dimensioni davvero notevoli.

Quali sono le professionalità coinvolte?
Il processo di produzione è fondamentale: l’audiolibro non è soltanto la storia, ma è la lettura della storia. Poiché in Italia il mercato è ancora molto giovane, non è sorta la professione specifica del lettore di audiolibro. D’altra parte però l’Italia è il Paese del teatro e del doppiaggio; esistono tantissime persone che hanno studiato come utilizzare la voce e sono in grado di farlo in una miriade di modi. Bisogna perciò incrociare queste competenze e capire chi è capace di leggere un audiolibro, investendo su una professionalità che prescinde dall’uso della corporeità e richiede una grande competenza vocale.
Storytel ha un’attenzione particolare alle varie fasi di produzione, registrazione, scelta delle voci. Ci sono tante possibilità in ballo: si può decidere se drammatizzare o meno il racconto, se farlo a una o più voci, se utilizzare inserti sonori o musicali. Sono tanti gli elementi che compongono esperienze differenti e rendono specifico il prodotto audio. Stiamo esplorando i gusti del pubblico, così da andare incontro ai desideri delle persone. Dietro l’audiolibro c’è un mondo di produzione molto vicino al teatro: gli attori infatti rappresentano la maggior parte delle voci dei lettori che selezioniamo. Nutriamo poi il desiderio che si cominci a parlare di prodotti audio, di contenuti in formato audio. L’audiolibro non è che un sottoinsieme di un mondo molto più vasto: ci sono i podcast, i live-podcast, molti formati a cui stiamo pensando dove l’audio è una forma privilegiata in grado di adattarsi a tanti contesti. Testeremo nel 2019 delle storie pensate apposta per il formato audio, con un ritmo diverso.

Intervista a cura di Giulia Muroni

Giulia Muroni

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