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Possiamo essere tutti un po’ “Millennials”
Possiamo essere tutti un po' "Millennials"

Eccoci di nuovo,Claudia e Dario,con il nuovo appuntamento del blog sul nostro tirocinio in azienda. Oggi vogliamo parlarvi di un argomento che ci tocca da vicino. Proprio l’altro giorno,chiacchierando con mia zia,mi ha fatto la classica domanda da un milione di dollari: "Dario,mi spieghi cos’è questo Feisbùc? Pure la mia scuola s’è fatta la pagina ufficiale!". Ecco,spiegare a mia zia,prof in pensione,che di anni ne ha settanta,e che usa solo tre tasti (sì,i tasti!) del cellulare (risposta chiamata – invio – rifiuto chiamata),è un po’ come spiegare a tuo figlio come nascono i bambini. Da dove parto? E così la mia testa è andata in automatico a quando Facebook non c’era. E oggi? Com’è che si è arrivati al fatto che cercare qualcuno o qualcosa sui social è diventato naturale tanto quanto cambiare canale alla TV? Noi,come molti di quelli della nostra età,siamo spesso inquadrati in quella generazione definita “millennials,nati cioè nell’era del digitale,e cresciuti di pari passo con le costanti innovazioni tecnologiche,ed abituati quindi ad adeguarsi con naturalezza. La domanda che ci siamo quindi posti è se davvero solo il target di riferimento ventenni/trentenni riesce a muoversi agevolmente all’interno di questo nuovo mondo chiamato web. Infatti,si sente ancora parlare del fatto che esso sia una realtà ad appannaggio solo dei giovani; ma la realtà odierna dice ben altro: è alla portata di tutti e tutti ne possono far parte. Anche mia zia.

Negli ultimi anni il web,si è trasformato rapidamente da contenitore d’informazioni (web 1.0) a un vero e proprio strumento d’interazione e relazione (web 2.0),modificando le dinamiche sociali,commerciali,ma anche politiche,che regolano la nostra quotidianità. E nel fare ciò,ha rivoluzionato la comunicazione e il suo paradigma: basti pensare al fatto che ormai le persone sono portate a interagire con qualcuno,al quale ci si rassomiglia,e che in base alla propria esperienza (che sia di un prodotto o di un servizio) riferisce,senza filtri,e imparzialmente,quello che pensa. Informazioni “pure” e dirette quindi. La comunicazione sul web differisce nella forma rispetto ai canali comunicativi tradizionali: ha un linguaggio suo,possiede tecnicismi,data la sua natura,sconosciuti ad altre forme. Ancora,l’individuo non è più un semplice destinatario,o l’oggetto delle informazioni,ma ne diventa protagonista; interagisce con le notizie,le commenta,le integra nella sua esperienza digitale,ne assorbe il linguaggio e lo riporta ad altri. Diventa,in una parola,interattivo.

Il reale è in rete: gli individui connessi hanno la possibilità di immaginarsi in molteplici luoghi e modi. Tutto questo è oggi materia insegnata nelle università,persino una laurea di specializzazione. E questo poiché appare chiara la necessità di esperti in questo settore o forse perché fa parte del nostro vivere quotidiano almeno quanto la moda,gli stili di vita,l’affannosa ricerca dell’uomo di collocarsi all’interno di un contenitore,come accadeva con la nascita della televisione. E ciò in maniera sì consapevole,ma allo stesso momento quasi inconsciamente,coinvolgendo tutti,a prescindere da quello che possa essere il giudizio personale di ognuno di noi. Si tratta non di un obbligo a uniformarsi,ma di un’opportunità sociale,che va saputa cogliere nel giusto modo.

Quello che prima era un passaparola,o il classico sentito dire,ora corre sul web,veloce,immediato,e istantaneo ma,soprattutto,alla portata di tutti. I principali mezzi di comunicazione,fino a una decina di anni fa,erano quelli di massa,unidirezionali o one to many; oggi,invece lo scambio di informazioni avviene tra utenti,many to many,grazie alle logiche del web partecipativo e al diffondersi dei social media.

Questi ultimi hanno cambiato nella sostanza le regole della comunicazione,ma non solo,anche del marketing,e i due concetti sono strettamente relazionati tra loro; fare marketing significa intrattenere rapporti,creare uno scambio,stringere relazioni tra uno o più individui: le relazioni e gli affari si fanno e mantengono sempre di più nel mondo digitale. Marketing,che non a caso utilizza la desinenza del gerundio inglese,indicando un’azione in maniera continuata,una partecipazione attiva: l’azione del mercato stesso da parte delle aziende,che iniziano a capire che non solo possono ascoltare ma,con la corretta metodologia,possono partecipare e dare il loro contributo alla vita della comunità su web. Traendone un vantaggio commerciale,e allo stesso momento potendo contribuire alla digitalizzazione della comunità sociale,non solo a livello locale,ma globale. E’ automatico quindi domandarsi quale ruolo possano giocare le aziende nel processo decisionale del consumatore e come dovrebbero,quindi,porsi per fornire risposte adeguate e non rischiare di essere tagliate fuori dalla scena.

Il classico e semplice sito web "vetrina" non risulta più sufficientemente competitivo,e tanto meno efficace. Le aziende che vogliono entrare nella comunicazione dinamica ed evolutiva devono imparare a utilizzare i canali e gli strumenti offerti dal web,devono comunicare utilizzando lo stesso linguaggio dei clienti,facendosi comprendere e lanciando messaggi che sicuramente andranno a destinazione.

Il web non conosce distanze,differenze d’età,o sociali. I social annullano la difficoltà di raggiungimento tra le persone; e se da una parte il web prevede una comunicazione più istituzionale,dall’altra parte gli SNS (Social Network Sites) possono contribuire,in maniera incisiva,a diffondere cultura,annullando differenze sociali altrimenti difficili da risolvere. La crescente diffusione di smartphone e tablet,ha poi reso l’utilizzo dei social ancora più semplice ed immediato,consentendo agli utenti di essere aggiornati in tempo reale su notizie di cronaca,politica,sport,eventi,cultura.

Ecco perché,sempre più imprese,scelgono di utilizzare le piattaforme sociali con lo scopo di prendersi cura dei propri clienti e,avviare una relazione tramite una serie di azioni,non legate necessariamente alla vendita,ma al mantenimento della relazione stessa.

Non è quindi assolutamente azzardato affermare che Facebook,Twitter,Instagram,possano essere,se usati nel giusto modo,strumenti di diffusione culturale,in svariate e sfaccettate forme. Notizie,scrittura,fotografia,partecipazione a politica,avvenimenti storici,storie comuni. Con il proprio linguaggio peculiare ma inclusivo,per tutti.

Il web riflette il mondo che lo circonda,lo abbraccia e lo rende fruibile e disponibile a tutti.

Ecco perché comunicare,e comunicarsi,diventa oggi indispensabile.

Tornando a mia zia,probabilmente se leggesse questo post ("Dario,cos’è un post?!"),ancora farebbe fatica a capirci qualcosa. Insomma,se dovessi riassumere tutto questo in una risposta,le direi "Zia,oggi l’importante è comunicare e saper-si comunicare; ecco,strumenti come Facebook,se utilizzati nella maniera giusta,te ne danno l’opportunità. Apri il tuo diario digitale,scrivi ciò che ti va di scrivere – se ti va eh – e di far sapere agli altri. Ti ci puoi divertire,se hai voglia". "Ok,Dario,più o meno ho capito. Ma se una mia amica non è iscritta a Feisbùc e voglio farle sapere qualcosa,non c’è modo?" "Sì,Zia. Chiamala e offrile un caffè".

Dario Di Silvio

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