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L’app segna una svolta importante nel modo di fare digital marketing
L'app segna una svolta importante nel modo di fare digital marketing

Terzo appuntamento con il nostro blog su SardegnaEventi24.it

Facendo ricerche sul web per trovare un argomento interessante di cui scrivere,non abbiamo potuto fare a meno di imbatterci in ciò di cui parlano tutti: Pokémon Go.

Non esiste persona con uno smartphone in mano (ma anche senza) che non abbia almeno sentito parlare di cosa si tratta. Ecco,per i pochi di voi che non sanno cosa è,vi diciamo brevemente che si tratta di un gioco multipiattaforma (sviluppato per Android e IOS),che sfrutta la cosiddetta realtà aumentata: proietta cioè il giocatore in un mondo che si sovrappone a quello reale,ma non sostituendolo,bensì appoggiandosi sopra di esso. Il tutto usufruisce del potere della geolocalizzazione,dell’utilizzo delle mappe e della fotocamera del proprio dispositivo. Ecco perché puoi trovare un Charmender davanti al fruttivendolo sotto casa,così come un Vaporeon a Central Park a New York rincorso da centinaia di persone (fatto realmente accaduto e che è diventata l’immagine simbolo della mania). Ecco perché si vedono sempre più persone,in giro per la città,che fanno gesti strani sul touch dello smartphone,come stessero lanciando qualcosa,e che allungano la strada verso casa,o si infilano nei vicoli più bui: no,non è un’epidemia che trasforma le persone in robot (per ora… ): stanno semplicemente cercando Pokémon da catturare.

Nintendo,che lo produce insieme a Niantic che lo ha sviluppato,ha fatto il classico boom,e forse anche di più; resta da capire se avessero preventivato quali sarebbero stati gli effetti di tutto questo. Basta guardare Facebook o Twitter,per rendersi conto che l’argomento è in cima alle discussioni dalla sua data in uscita in Italia. Ci si potrebbe fare un’indagine sociologica a tutto tondo. C’è chi si dice entusiasta; “il miglioregioco di sempre”,hanno sostenuto in molti,tessendone le lodi,soprattutto per il fatto che si gioca all’aria aperta (al contrario di praticamente tutti i videogame),essendo obbligatorio muoversi per trovare le creature; e c’è chi lo ha aspramente criticato,se non addirittura smontato,attribuendogli la colpa di incidenti stradali,risse in centro città,astrazione totale dalla realtà circostante.

Che se ne parli bene,o che se ne parli male,l’importante è che se ne parli”,avranno pensato a Kyoto,sede della casa giapponese.

Tralasciando queste questioni (ognuno e libero di provarlo e poi fare le proprie considerazioni in merito),il lancio di quest’app segna la svolta non solo nel settore dei giochi online per dispositivi mobile,ma per tutta una serie di altre dinamiche non proprie del gaming. Quello che appare realmente interessante,tra le mille sfaccettature offerte da questo evento,è come un semplice gioco,basato su un franchise di vent’anni fa,abbia portato a pensare a nuove dinamiche anche per il settore del digital marketing.

In che modo? Se fino ad oggi nei giochi per smartphone etablet il massimo è stato (e continua ad essere) la pubblicità tra una partita e l’altra,o la ricompensa se si guarda un video spot,ora Pokémon Go lancia un nuovo guanto di sfida. Sfruttando la geolocalizzazione,infatti,si può tarare la pubblicità sul dove il cliente si trovi in quello specifico momento,e quindi sulle attività commerciali intorno. Yelp è gia à al lavoro su questo,per esempio; si parla addirittura di hotel Pokémonfriendly,dove cioè si ha più possibilità di catturare creature. Sul web è ormai pieno di proposte di esperti di digital marketing che spiegano come ottenere,con pochissimi euro,possibilità di guadagno elevate sfruttando il gioco del momento. E a questi livelli,con questa tipologia di pubblicità non si era mai arrivati.

Ecco perché Pokémon Go viene definito come “la nuova frontiera del local marketing”. Ad ogni Pokéstop nella mappa virtuale corrisponde un monumento,un palazzo storico,un luogo d’interesse del luogo in cui ci si trova. Ne va da sé che,per le sue peculiarità,il gioco ben si presta ad essere sfruttato per la pubblicità locale: punti di ristoro,negozi di abbigliamento,ma anche centri commerciali,sono pronti a diventare Pokéstop,punti urbani dove far apparire temporaneamente i Pokemon,rendendoli “catturabili” con smartphone e tablet. Con 0.99 centesimi si acquista online un richiamo da 100 Pokémonete che,per 30 minuti,attira giocatori,cioè potenziali clienti. Per non parlare delle palestre: se si ha un’attività commerciale nei pressi ”virtuali” di uno dei centri di allenamento,il passo è breve: negli USA esistono già “McDonald’s Gym”,tanto per citare un brand. Ma le possibilità sono le stesse anche per il bar del quartiere: si diventa un punto vantaggioso per i giocatori ed il gioco è fatto.

Insomma una strategia di marketing push and pull a tutto tondo.

Certo,siamo agli albori di questo tipo tutto nuovo di local marketing; vero anche che il gioco,pur essendo convincente e anche divertente (ammettiamolo,è così),non avrà vita eterna: ma allo stesso tempo siamo sicuri che è verso ciò che si andrà nel futuro prossimo. La strada è stata aperta,e con la velocità con cui questo genere di cose si sviluppa oggi,lascerà un segno profondo,non c’è dubbio. Pubblicità istantanea,pensata sull’individuo,su dove esso si trovi,e su cosa possa interessargli in quel preciso momento,mentre cammina giocando con gli occhi fissi su uno schermo tra le sue mani.

Facendo ovviamente attenzione a tenere la testa alta,altrimenti potrebbero esserci conseguenze ben più gravi del non aver catturato un Pikachu.

Dario Di Silvio

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