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Il Cammino di Santiago e l’esperienza di un ragazzo sardo
Il Cammino di Santiago e l'esperienza di un ragazzo sardo
Storia di Andrea e della sua esperienza come pellegrino lungo le strade che conducono a Santiago di Compostela

Non mi piacciono le premesse. E’ come spiegarsi prima di parlare. Ma stavolta devo farlo,almeno per chiarire che forse chi non ha mai sentito parlare del Cammino di Santiago,non capirà una sola parola di quello che ho scritto,ma io spero accenda anche solo un velo di curiosità. Basterebbe.
Io volevo raccontare a modo mio l’esperienza di Andrea. Perché,in fondo,Andrea assomiglia tanto ad ognuno di noi. Voleva camminare da solo per un milione di motivi e l’ha fatto.

Cosa c’entra con la Sardegna? Beh solo che Andrea è sardo,ma in realtà potrebbe essere inglese,tedesco,australiano o greco o di qualsiasi parte di questo mondo.

Ed ecco,provate ad immaginare,l’ho fatto anch’io: alcune cose che ho scritto le ho solo immaginate. Ho provato ad entrare nelle emozioni di qualcun altro. Perché? Perché erano belle.

Ci sono animali lungo la strada: cani,gatti,uccelli,spesso mucche,tori,topolini,asini e galline. Ci sono alberi: diversi alberi,alcuni da frutto,verdissimi e un po’ gialli. Ci sono sentieri bianchi,pieni di polvere,con le tracce di chi è passato prima di te,sassolini che si spostano qua e là e alcuni sembrano saltarti tra le mani,perché forse ti hanno scelto e vogliono fare il Cammino con te.

Il Cammino: Buen Camino!
Inizia così,senza sapere esattamente quando e come,con cose semplicissime,tipo scegliere un paio di scarponi che ti sembrano "adatti" o un caricabatterie con più uscite USB,"Mi farà comodo" pensi. E poi ti sembra di lasciar fuori alcune di quelle paure che avevi per gli altri viaggi: il calcolo dell’imprevisto sfuma con il proposito di essere diverso,stavolta.
Perché vuoi partire? Te lo sei chiesto così tante volte,come a voler cercare una giustificazione a quell’impulso naturale,ma in realtà è molto semplice. Te ne accorgerai.

C’è un ragazzo con lo zaino,ma il peso addosso non è il suo zaino. Dentro ci sono poche cose,perché basta poco o quasi niente. Basta voler lasciare lungo il cammino quella tendenza a guardare indietro senza sperimentare il domani o il presente. Basta voler restare soli il tempo necessario per capire,per ascoltare la tua voce che non si mischia a quella degli altri. Basterà accorgersi che non importa se non sai cosa ti aspetta quel giorno,mentre ti guardi tra le mani i lacci degli scarponi,tiri su i calzini,"Stamattina fa freddo,userò il pile". Ed è una bella sensazione la luce calda dell’alba,che pizzica un po’ le guance e ti fa aprire gli occhi piano piano.

Ad ogni passo smetti di sentire anche quel tendine che tira o quel ricordo che pulsa nelle vene. I colori del passato sbiadiscono,i tratti si fanno meno delineati e ci vuole della musica,quella che volevi sentire quella sera: "Ricordi?",quella sera dove la cena era condivisa con qualche contaminazione brasiliana e la felicità stavolta era anche tua. E sapeva di buono,era morbida,accogliente. L’hai toccata. Era lì. "La felicità si può toccare".

No,il cammino non è finito,ci sono così tante facce,segni. Oh i segni,"Li tengo per me",sono solo i tuoi e non c’è niente di paranormale,è molto semplice,è bastato guardarsi dentro: "Cazzo,spegni l’interruttore delle altre voci,spegni tutti i pensieri".

No,il cammino non è finito,c’è la nebbia stamattina,ma vedrai il sole tornerà a scaldarci,a farci desiderare una birra fresca da condividere. Condividere: quella paella che non sapeva di niente o quel panino troppo duro,o quella volontà,che è di tutti: camminare.
Sai perché si cammina? Perché devi prenderti il tuo tempo,il tuo spazio,il tuo passo,il tuo momento,perché senti che quello è il tuo momento. "Mamma dai,dimmi di partire,stavolta! Dimmi che non devo aver paura!".

Il cammino non finisce: " E ti ricordi di quel torrente? Avrei tanto voluto immergerci i piedi,quei tagli quanto facevano male!".
"E i bastoni?"
"Io non l’ho portato,legherò una conchiglia al mio zaino"… e poi forse ne troverai un’altra al tuo ritorno e ti sembrerà come l’ultimo verso di quella poesia che ti piace tanto.

"E il rosso?" Una delle magliette che hai portato con te era rossa ed era rossa anche quella che hai dimenticato,quella da regalare,ed era rossa la tua anima,quella con cui hai viaggiato,quella piena di sentimenti,quella che volevi rinnovare.
Ma cos’è essenziale? Ricordare le ciabatte prima di arrivare alla doccia o imparare a valutare le tue priorità. "Porto lo zaino accanto alla doccia".

"E quelle pietre? Quelle che segnano i kilometri,le ricordi?"

Le pietre,ora,lasciale cadere. Ricorda i colori,quelle risate,quella volta che hai toccato la felicità,conserva i segni,il volo di quel calzino con l’impronta di un bambino.
Poi riparti e non guardare indietro. Buen Camino,Andrea,Buen Camino!

Maria Barca

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