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Claudio Rocca: «Con il coronavirus è iniziata la diffidenza verso l’italiano untore»
A cura di Giovanni Runchina per Coronavirus: il racconto dei sardi nel mondo

Lo studente di Tortolì, in Repubblica Ceca per un'esperienza di mobilità internazionale, racconta gli effetti “collaterali” del coronavirus in un Paese ancora fortunatamente ai margini dell'emergenza ma che guarda con crescente apprensione all'espandersi del morbo.

Da simpatici e chiassosi ospiti a untori da cui stare alla larga. Accade spesso a chi è italiano e in queste settimane di panico da coronavirus si trova all’estero. A raccontarlo senza drammi ma con molta chiarezza è Claudio Rocca, studente universitario che dallo scorso 9 febbraio si trova in Repubblica Ceca per un’esperienza di mobilità internazionale di 5 mesi: «Appena il caso è scoppiato in Italia le persone hanno iniziato a maturare diffidenza additando il nostro Paese come portatore del virus in Europa. La popolazione in un primo momento era scettica, ora inizia a essere più in allarme ma credo che ancora sottovaluti il pericolo. È opinione diffusa che in Italia e negli altri stati il problema sia stato mal gestito e reputano di essere all’altezza e di riuscire a organizzarsi meglio rispetto ad altre nazioni».

Claudio, originario di Tortolì, frequenta la facoltà di Economia a Sassari e poco più di un mese fa è arrivato a Mladá Boleslav, la cittadina dove ha sede la Škoda Auto University: «Volevo unire i miei studi in economia alla passione per i motori nella speranza un domani di trovare lavoro proprio nel settore automobilistico. La Škoda sta continuando la produzione come sempre, ma sta adottando tutte le misure di sicurezza: mascherine, guanti, distanza tra i lavoratori».

L’ambientamento nel nuovo contesto sociale e culturale è stato abbastanza rapido non senza qualche episodio spiacevole. Ma se da un lato la pandemia è motivo di diffidenza e di qualche goffo tentativo di presa di distanza, dall’altro è un elemento unificante soprattutto tra gli studenti stranieri: «L’argomento è molto presente nelle nostre chiacchierate, tutti siamo preoccupati pur in misura differente. Temiamo sopratutto per le future possibili conseguenze della pandemia. In linea generale nel Paese c’è meno allarmismo che altrove ma la tensione è ben percepibile nell’aria. Per quanto riguarda l’Italia, invece, ritengo che dopo una fase iniziale di confusione ci sia stato un deciso orientamento verso il contenimento dei contagi Probabilmente soltanto il tempo chiarirà la loro efficacia. Inoltre credo che un conto siano le azioni intraprese, un altro come i cittadini le hanno percepite e fatte loro».

Le misure adottate sinora dalle autorità locali sono state piuttosto blande anche se c’è un crescendo di provvedimenti contenitivi: «La Repubblica Ceca ha chiuso i collegamenti con l’Italia, poi ha adottato le stesse restrizioni con gli stati confinanti ed ha anche diminuito gli spostamenti interni. Ci sono tuttavia minori restrizioni rispetto ad altre realtà anche perché i cittadini fanno molte attività al chiuso e prediligono quelle all’aria aperta e in gruppo nei mesi estivi».

Il sistema sanitario attualmente non è sotto pressione: «Per ora sembra che la sanità ceca stia reggendo, ma ad oggi i contagi sono poche centinaia. Tuttavia è stato comunicato che non si sa per quanto potranno bastare strumenti sanitari come guanti e mascherine».

 

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