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Calaluna: Sogni bianco-blu

Si dice che ogni periodo è quello giusto. Per andare a Calaluna.

Ma oggi,domenica di metà Aprile,dal caldo sapore estivo,la fortuna e il sole si adagiano sulle nostre facce arrossate.

Con il gruppo Sentieri di Barbagia. Voci di persone che vogliono buttare inverno,pensieri e tristezze,dietro le spalle e dietro le falesie di Gonone.

Partiti da Orotelli,di buon mattino. Tanti nomi,da Piero,Tore,Antonio,Luca,Paola,Tina,Pasqualino,Francesco ,Anna Maria e altri e altre,scarponi e zaini,volontà e sogni.

All’uscita dalla galleria,la finestra della Cala di Gonone si spalanca,immensa,col sole che batte sul calcare bianco,col mare,laggiù,distesa di cielo immobile nei suoi colori di verde e blu.

Da Fuili, gradini ripidi per la prima Cala e i ciottoli lavorati dai secoli.
La salitella è dura,anche il vociare di Antonio si fa silenzio.

Per proseguire e calpestare il sentiero dei carbonai e dei caprai. Distesa di foresta verdeggiante,ginepri e filliree,che penetra il bianco della roccia; il tutto incontaminato,sempre,selvaggio.

Perché alla nostra sinistra ci accompagna quel blu che ti toglie il fiato. E si parla e si condivide. Quelle pietre che rotolano verso il mare,come i sogni per una giornata senza aggettivi. Il sole batte.

Fresca la grotta di Oddoana,ombrosa e annerita dalla fuliggine di uomini che per chissà quanto tempo l’hanno frequentata.
I segni della devastazione dei carbonai sono ormai paesaggio,essi stessi !

Focaie appena accennate e,per nemesi naturale, ricoperte di verde intenso; incrocio continuo di mulattiere,orientate agli zatteroni in rada nelle cale,per portarsi via la Sardegna bruciata e annerita; i ruderi delle “dispense”,luoghi forse di ristoro,per lavoratori resi schiavi.
Per noi,oggi,è solo stupore e suggestione.

Si stagliano i faraglioni di Cala Luna,Cala Sisine,i boschi di lecci e ginepri che degradano su Mariolu,Biriala,Mudaloru; la guglia di Goloritzè e il capo di Monte Santu che fende e spezza in due il golfo.

Da su la spiaggia bianca della Cala e’llune appare distesa,addormentata; ha accolto e metabolizzato l’acqua della codula,dagli altipiani di Teletottes e dalle strettoie de Scala ‘e S’arga. D’acqua è rimasta una striscia che ci costringe a togliere scarponi e a provare il brivido della prima immersione.
I ciottoli di calcare sulla spiaggia acchiappano i raggi di un sole d’estate d’aprile,in questa Sardegna unica.
Le pinne di due delfini,a cinquanta metri da noi; fieri in un gioco di libertà,prima del gran casino,tra qualche mese. Mare di cristallo,grotte che degradano verso le onde lievi,blu e trasparenti. Siamo qui,sembra un sogno,è realtà. Il ritorno è sudore,fatica e malinconia. Sogno che svanisce. Pronti a tornare,naturalmente. Aprile 13 Matteo Marteddu

matteo marteddu

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