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Viaggio nelle trasformazioni del nostro Paese attraverso i testi di due grandi autori del Novecento.

Sulla bravura di questo attore non possiamo che plaudire fino a spellarci le mani. Ma dal Gifuni uomo possiamo apprendere molto di più. La sola impresa di volersi confrontare con un autore come Gadda merita un encomio. Dal palco arriva tutto quel testo verticalizzato che è intreccio di desiderio e tormento del vivere. L’artista lo rende tridimensionale animandolo con il respiro,i gesti,il sudore. La voce è testo frammentario tortuoso che lentamente ordisce una trama nello spettatore attento.

Lo spettacolo è la seconda tappa di un progetto dal titolo “Gadda e Pasolini: antibiografia di una Nazione” un viaggio nelle trasformazioni del nostro Paese attraverso i testi di due grandi autori del Novecento.

Questa è la chiave di lettura indispensabile per predisporsi a compiere il viaggio ché altrimenti si rischia solo di essere travolti da una valanga di parole.

Il teatro diventa così “serbatoio di una coscienza storica collettiva” e si prende la responsabilità di restituirci i testi facilitandone la canalizzazione. Le caleidoscopiche parole gaddiane diventano case da abitare in cui possono convivere emozioni e sentimenti comuni,in cui ci si ritrova per capire insieme frammenti di storia passata ma che ciclicamente fa capolino con i suoi corsi e ricorsi.

Succede allora che il teatro è luogo in cui possiamo recarci per svago ma dal quale andiamo via cambiati perché è accaduto qualcosa in noi che ha risvegliato curiosità,interesse,emozione.

I vari tasselli hanno trovato il loro posto. Amleto,“il paradigma senza tempo e senza luogo” che,come ebbe a dire il maestro Orazio Costa,in fondo è ovunque,anche il quell’ingegner Gonzalo Pirobutirro che arriva in scena da “La cognizione del dolore”,denso di follia e odio materno.

La Grande Guerra,giorni drammatici sgranati tra solitudine interiore,intolleranza e la rassegnazione di doversi sopravvivere.

Il ventennio del fascismo con l’idolatria del duce,figura carismatica,istrionica e incantatrice che trova ancora oggi il modo di reincarnarsi per farsi beffa delle speranze di un popolo.

L’analisi finale,tra utopia,menzogna e introspezione,ci mostra il tempo che esce dai cardini,si avvolge su se stesso,e si ripropone nel vano tentativo di ingannare la nostra memoria.

Daniela Deidda

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