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“In Retro Prospetto” mostra del pittore Antonio Corso a Ossi
Dal 05/04/2014 al 13/04/2014

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La restrospettiva dell’autore sassarese,promotore dell’Unità di Pittura San Giovanni,non raccoglie tutte le opere dell’artista,solo le nove opere che ha ritenuto opportuno “donare” alla cittadina del circuito Coros-Figulinas.
Interessante l’anagramma Corso-Coros,così come è evocativo il cognome del pittore,che racchiude nel participio del verbo “correre” l’essenza della sua stessa dialettica: il movimento,la dinamica,uno scorrimento eracliteo che non si contrappone,però,alla staticità dell’essere parmenideo.

Resta ferma,infatti,l’essenza dell’artista,uguale a sé stessa nei fondamenti,ma rinnovata nell’attualizzarsi dell’istante. Cambia il piano fenomenico,quindi,ma non quello sostanziale.
L’ essere resta sempre una costante metafisica che trascende l’immanenza della tela. Tele quasi sonore,che marciano a ritmo cadenzato,non senza intramezzi inaspettati,come il cameo dell’autore Marco Pinna,ospite della personale dell’autore,che con questa opera si rivela una personale che non vuole essere un fatto privato,ma comunitario.

Un dinamismo,quindi,che è anche koinonìa e partecipazione non solo passiva.
L’Unità di Pittura San Giovanni è un collettivo non identificato,ma con un identificativo forte. Una fucina di idee e di manufatti,dove l’arte si riappropria del suo nome e del suo significato arcaico: la technè nel senso più nobile del termine.

Un manifesto non scritto che punta a un design più che a un concetto: la pittura di superficie. Qui l’artista ri-diviene artigiano e per il principio di iconicità da creatura diviene creatore.
Non solo creatore del Bello fine a sé stesso,ma un Bello terapeutico,consolatore e ristoratore,non per la dolcezza che esprime,ma al contrario per la sua forza,la grinta dei colori,lo spessore delle paste, la luce metallica degli ori e degli argenti,tavolta tenui,altri balliani nel loro impeto e nella loro irruenza.

Pare che i Lanciatori riprodotti dall’artista,più che trasportare in uno scenario bellico,catapultino lo spettatore in una polemos vivificante, dalle cui macerie risorgerà la vita perché i campi verranno smossi e arati dalle granate,i palazzi distrutti ricostruiti,un po’ come lo stesso Marinetti prospettò a suo tempo.
Si tratta di divellere cardini consolidati,ma non per questo attuali o consoni, per dare spazio all’oggi,al qui e ora,al giusto,al bello piuttosto che al consenso,alla volgarità,al giudizio comune,all’abitudine.

L’autore non ha paura di mostrarci un milite virile,possente,forte,vigoroso. Non vi è paura di descrivere,piuttosto che esaltare,un elemento che oggi rischia di essere penalizzato per il suo largo abuso. Anche in questo è consolatore,nel rendere a Cesare quel che è di Cesare.
In Retro Prospetto permette di osservare l’universo da un’angolazione differente,volgendosi indietro per vedere ciò che era e ciò che è stato,ma anche ciò che è qui ed ora e ciò che sarà là e altrove. La litote,infatti,ci invita a guardare avanti (pro-spetto) ma senza dimenticare ieri (retro).

Non una panoramica sentimentale e nostalgica,quindi, ma un dinamismo scattante pur nel rimanere fedeli alla propria Tradizione. Non una rilettura,ma il tentativo di tenere nell’oggi ciò che è giusto resti di ieri,in una prospettiva in cui il tempo non esiste,ma ogni istante è equivalente a un altro,anche se tuttavia unico e irripetibile.
Un’evoluzione creatrice di stampo bergsoniano. E’ l’archetipo che si attualizza nell’"hic et nunc". Un sistema analogico,in cui possiamo vedere ciò che è l’arte di Corso oggi in un rapporto di proporzione con ciò che era ieri, dove le differenze svaniscono,e restano solo le similitudini.

Non perdere di vista i propri punti fermi,i capisaldi della nostra individualità,non significa necessariamente restare uguali a sé stessi,ma al contrario avere la capacità di contestualizzarsi ed adattarsi,senza perdere di vista da dove veniamo.

Ma Corso non fa esplodere la bomba ai suoi lanciatori restando nascosto in trincea a vedere “cosa succede”,a godersi lo spettacolo del suo pennello detonante. Piuttosto accompagna lo spettatore con la spatola in un sinuoso vortice di curve e tratti,non lasciandolo mai solo in questa esplosione muta e offrendo non solo all’occhio,ma anche all’orecchio,il piacere di un passatismo futurista che si annulla nelle sue accezioni di genere e si neutralizza divenendo il presente.

Non a caso è uso dell’autore creare,ogni volta,un quadro ad hoc per l’evento che lo ospita,anello di unione con l’opera omnia,che in questo specifico è significato da “Andiamo di Corsa IV”.
Presentazione e Organizzazione di Elisabetta Zinellu


Organizzazione

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Elisabetta ZInellu

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