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Dal 01/10/2015 al 12/12/2015

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Il Crogiuolo riparte dalla Vetreria. La compagnia teatrale cagliaritana,diretta da Mario Faticoni,trova nello spazio Fucina Teatro,nel centro comunale d’arte e cultura La Vetreria di Pirri,una nuova casa,palcoscenico ideale per “Tango della Maternità”,la sua stagione teatrale d’autunno. Un programma che si articolerà fra il primo ottobre e il 12 dicembre,con un cartellone denso,che vede alternarsi spettacoli,con alcune fra le realtà più significative della scena nazionale,una rassegna cinematografica (nella sala della Cineteca Sarda) e altri eventi collaterali (convegni,presentazioni letterarie,laboratori).
“Tango della Maternità vuole essere un’occasione per riflettere sull’evolversi della nostra società. Parlare di maternità significa riflettere sul ruolo della donna e su quanto il suo peso nella crescita dei figli determini o possa determinare o non determinare il volto delle nostre città,paesi,nazioni”,spiega Rita Atzeri,curatrice della Stagione. “Ancora,spostando la prospettiva dello sguardo sulla donna madre,sulla sua dimensione più privata,ci troviamo a confronto con un immaginario collettivo per cui non si è compiutamente donne se non si desidera essere madri e la figura della madre è sempre veicolata da immagini stereotipate di una madre perfetta e appagata. Il progetto,invece,è un percorso narrativo delle donne in relazione con la maternità,mirato a far riflettere sulla pluralità dei modi possibili di essere donne e madri,dei sentimenti ambivalenti che accompagnano la maternità,delle numerose difficoltà che le donne incontrano nel vivere la maternità”.
La rassegna è organizzata da Il Crogiuolo,sotto la direzione artistica di Mario Faticoni,il progetto è curato da Rita Atzeri,con la collaborazione della Commissione Pari Opportunità del Comune di Cagliari,delle associazioni “Se Non Ora Quando” e “Toponomastica Femminile”,della Cineteca Sarda,dell’Exmè,e con il contributo degli Assessorati alla Cultura della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari.

Il nuovo spazio. La storia de Il Crogiuolo,dopo la chiusura del “mitico” Teatro dell’Arco,nel cuore di Stampace a Cagliari (spazio in cui hanno debuttato prime nazionali come “Dialogo” di Natalia Ginzburg e “La serra” di Harold Pinter),è stata negli ultimi tredici anni una storia di peregrinazioni. La compagnia di Mario Faticoni ha gestito per diverso tempo il Teatro Sant’Eulalia,
è stata ospitata per le proprie stagioni dal Teatro Alkestis e dal Cada Die Teatro,ha operato al Piccolo Auditorium e allo Spazio Santa Croce.
A questo girovagare Il Crogiuolo è riuscito negli ultimi quattro anni ad affiancare una programmazione costante di teatro e musica,in un rifondato,in sedicesimi,Arco: l’Arco Studio di via Portoscalas,sede anche dell’archivio sullo spettacolo in Sardegna,creato da Faticoni,fresco del riconoscimento di archivio di interesse storico.
Pochi anni fa la compagnia ha accolto la proposta del Cada Die Teatro di entrare a far parte di una cordata per la gestione degli spazi dell’Ex Vetreria di Pirri. Ora,superati contenziosi e problemi burocratici,per Il Crogiuolo inizia una nuova avventura teatrale e umana nello spazio Fucina Teatro,all’interno di uno dei poli culturali di riferimento non solo per la città di Cagliari ma per l’intero panorama regionale. La scommessa è quella di conciliare le tradizionali linee di ricerca e produzione della compagnia con una nuova linea di teatro popolare,che metta insieme tutte le forme di comunicazione artistica e sociale in grado di unire le persone. Un progetto fondato sulla collaborazione e sulla contaminazione.
Tango della Maternità: il programma
Gli spettacoli (Fucina Teatro,alle 21)
La stagione teatrale,anticipata da una rassegna di cinema che parte il primo ottobre,prende il via sabato17 e domenica 18 ottobre. In due riprese,eccezionalmente alle 20.30 e alle 22,andrà in scena MATRICI,un rito,di Alessandra Asuni e Marina Rippa,con Alessandra Asuni ed elementi scenici di Massimo Staich. Lo spettacolo è concepito per accogliere 18 spettatori alla volta. Prosegue con “Matrici” un percorso artistico,iniziato con “Accabbai”,che vede Asuni e Rippa impegnate in un progetto che esplora il ciclo vita,morte e rinascita attraverso il mondo femminile.
In un’unica donna viaggiano la madre,la partoriente,l’ostetrica,il ginecologo,la dea madre. Per la donna il parto ha un valore iniziatico,di passaggio da una condizione ad un’altra,dall’essere figlia all’essere madre. Rievocare il parto attraverso il rito: come momento misterioso e sacro,come evento che riguarda tutti,ritrovando il tempo delle cose,senza che niente venga accelerato o forzato. E lasciare che la sacralità del rito viva nella partecipazione.
Nello spettacolo sono diversi i materiali attraversati: studi e articoli di Maria Gimbutas ed Emanuela Geraci; immagini e video di Andrej Tarkovsky,Lucio Fontana,Pippa Bacca; dati dell’Istituto Superiore della Sanità; iconografie delle Madonne e delle Dee del Parto; uteri lignei della Farmacia degli Incurabili.
Si prosegue sabato 24 ottobre con LUCIS IN FUNDO,Luci,colori e ombre della maternità,progetto di e con Annabella Di Costanzo,testo e regia della stessa Di Costanzo,di Manuel Ferreira ed Elena Lolli,progetto musicale di Mauro Buttafava (al clarinetto Marta Sacchi,al pianoforte Alessandro Bono,alla tromba Marco Fior),spazio scenico di Stefano Zullo,luci di Marco D’Amico,una produzione della compagnia Alma Rose’,vincitrice di diversi premi importanti,fra cui il Premio Scenario Eti.
Un’attrice sola in scena. “Nell’arco di una notte una donna cerca di fare addormentare il proprio figlio e ripercorre come un fiume in piena la sua prima esperienza di madre”,scrive Annabella Di Costanzo. C’è la rabbia,c’è l’insicurezza,c’è la fatica,la fragilità,a volte lo smarrimento,di fronte al primo figlio. “Si tratta di un testo creato mettendo insieme l’esperienza personale e quella di tante madri intervistate”,spiegano nelle loro note Manuel Ferreira ed Elena Lolli. “L’intento è quello di raccontare una maternità vissuta fino in fondo,con i suoi momenti ruvidi,insieme a quelli piacevoli,lontano da quella immagine idilliaca tanto diffusa,quell”incantamento retorico che tanto
strega le donne al punto che molte neo mamme spesso si sentono in colpa di non essere perfette”. Nello spettacolo la notte è lunga. La stanzetta dei giochi diventa sogno,incubo,verità,e scatola magica. Un viaggio dentro l’esperienza della maternità,dove poi,alla fine,a completare il mosaico delle emozioni arriva la luce.
Venerdì 20 novembre va in scena NIENTE,PIÙ NIENTE AL MONDO,di Massimo Carlotto,adattamento di Nicola Pistoia,con Crescenza Guarnieri (attrice e cantante formatasi alla scuola di Orazio Costa,con esperienze importanti che spaziano dalla prosa al musical,dal cinema alla tv,alla radio),la regia dello stesso Pistoia,una produzione Casanova Teatro.
Sul palco la protagonista indossa una sottoveste cinese da pochi euro,ha una bottiglia di vermouth in mano,parla da sola. Sullo sfondo la Torino dei quartieri operai,che operai non sono più e che non producono altro che mancanza di lavoro,assenza di prospettive,vane speranze di pensione,la difficoltà di sbarcare il lunario. E non esistono strumenti culturali per opporsi allo squallore dell’esistenza. Solo la televisione,unico sfogo e modello. Il monologo diventa un delirio straziante e cinico ma mai patetico,che rievoca una vita e una famiglia in tutta la sua materialità.
STASERA OVULO è la proposta di giovedì 26 novembre,uno spettacolo firmato da Carlotta Clerici,con Antonella Questa,la regia di Virginia Martini,una produzione LaQ-Prod (Premio Calandra 2009 come Migliore Spettacolo; Premio Migliore Inteprete Calandra 2009 per Antonella Questa). Un monologo che indaga sulle problematiche della maternità "over 35" e della sterilità femminile: una tematica che l’odierno stile di vita rende più che mai attuale. Fino a dove riesce a spingersi l’istinto materno di una donna che,passati i 35 anni,una relazione stabile e felice,un lavoro gratificante,decide che è arrivato il momento di avere un figlio?
La protagonista di questa commedia arriva alla risposta attraverso una strada tortuosa,fatta di tentativi,fallimenti,di esami medici e cure pesanti. Punteggiata dai consigli di parenti e amici,da critiche più o meno velate,sarà proprio questa consapevolezza raggiunta a regalare al pubblico un finale commovente e inaspettato.
Una pièce apprezzata dalla critica. Un esempio: “Uno spettacolo di eccelsa qualità,bravissima Antonella Questa sola in scena a raccontare,spiegare,ricordare,ironica,dolente,ammiccante,ma anche intimamente riflessiva,un continuo mutare d’umore nel tono della voce,delle espressioni,un grande equilibrio anche nella struttura drammaturgica… un notevole ritmo nel mutare di stati d’animo,posizioni,sguardi… (Valeria Ottolenghi,“Gazzetta di Parma”).
Sabato 28 novembre è la volta di DONNE,con Valentina Aicardi e Silvia Freda,testo e regia di Simone Schinocca,produzione Tedacà. Il Novecento viene chiamato il secolo delle donne,e questo spettacolo è un viaggio attraverso il XX secolo italiano. Concentrandosi su un percorso di emancipazione,fa emergere l’universo femminile come specchio e anima della nostra società: donne che hanno combattuto guerre,fatto rivoluzioni,che sono state mamme,lavoratrici,eroine,campionesse e casalinghe. “Donne” diventa quindi racconto di piccole e grandi storie,di traguardi raggiunti,di lotte e sacrifici sopportati,ovvero racconto di tutte le donne che sono riuscite ad abbattere un pregiudizio infondato.
Da Franca Viola,la ragazza siciliana diciassettenne rapita e violentata da un corteggiatore respinto (che denunciò il proprio carnefice e rifiutò le nozze riparatrici),ad Alfonsina Strada,prima e unica donna a gareggiare con gli uomini nel Giro d’Italia; da Alessandra Germi,la prima donna pubblico ministero,ad Angela Gasparini,prima donna vigile a Roma,a Lella Lombardi,la prima pilota di Formula Uno; da Tina Anselmi,prima donna ministro,a Nilde Iotti,prima donna presidente della Camera dei Deputati.
MEDEAMATERIAL,è il titolo proposto sabato 5 dicembre,uno studio sulla “Medea” di Heiner Muller,con Alessandra Leo (produzione Teatro del Segno). Dopo Hamletmaschine,questo è il
secondo studio della Leo sulle opere dell’autore tedesco. La Medea inserita in un mondo che vede le donne come mogli pazienti che scaldano il cibo dei loro mariti,appendono lenzuola alle quotidiane finestre della normalità e della vita casalinga,nascondendo il loro dolore e il loro disagio. Medea rompe il legame con l’assurdo del quotidiano e riprende il filo del rapporto con il suo compagno,ricerca il senso di un amore grande tanto da creare dipendenza,fino a ritrovare il senso,nell’evoluzione della perdita,della propria indipendenza. “Ahi,se fossi rimasta quella fera che ero prima che un uomo facesse di me una donna” (Medea).
Sabato 12 dicembre,a chiudere il cartellone della Stagione,c’è EMMA (Woman once a bird),di e con Francesca Massa,musiche originali ed elaborazioni sonore di “Scimmie Valvolari” (Laura Farneti e Manuel Lain),consulenza coreografica di Momi Falchi,consulenza L.I.S. (Lingua Italiana dei Segni) di Silvia Ferrari,costume di scena di Salvatore Aresu,una produzione Spaziodanza.
Il lavoro è ispirato alla figura di Emma Bovary,protagonista del celebre romanzo di Flaubert,di cui riporta i tormenti e le romantiche aspettative tradite rispetto alla vita matrimoniale,alla maternità e al futuro in generale. In scena la dinamica contraddittoria di una personalità femminile chiusa nel ristretto ambito della vita quotidiana,senza alcuna compensazione esistenziale e culturale da parte dell’ambiente esterno. L’alienazione,infatti,si produce nello scontro tra il suo romantico ideale di vita e il contesto gretto,violento e volgare in cui invece si ritrova nella realtà.
La parte musicale,più simile a un sottofondo che a una colonna sonora,elaborata dalle “Scimmie Valvolari”,riprende dialoghi tratti dal film documentrario “D’amore si vive” di Silvano Agosti,da “Le lacrime amare di Petra von Kant” di Rainer Fassbinder o dai programmi della tv-spazzatura dei giorni nostri.
A seguire,SUI MIEI PASSI,spettacolo liberamente ispirato al testo poetico di Silvia Plath ‘Lady Lazarus’,ideazione e interpretazione di Donatella Martina Cabras,montaggio sonoro e consulenza artistico – musicale di Antonello Murgia (Teatro Dallarmadio),ancora una produzione Spaziodanza.
La performance,attraverso la danza,rompe l’automatismo dei passi rapidi e si interroga sul significato dell’atto del camminare urbanizzato. E’ un richiamo profondo al senso dei primi passi e al miracolo di una vita che rinizia ogni giorno alzandosi in piedi.
Il biglietto di ingresso agli spettacoli (posto unico) ha il costo di 10 euro.
I film (Cineteca Sarda,alle 20.30)
Teatro e cinema convivono in “Tango della Maternità”. Ed è con la settima arte che si apre la Stagione del Crogiuolo,cinque i giovedì dedicati nella sala della Cineteca Sarda di viale Trieste,con inizio delle proiezioni fissato per le 20.30.
Si parte il primo ottobre con Chiaroscuri nella maternità,video a cura di Emanuela Cau e Gisella Congia (2011). Nel documentario si racconta,attraverso le testimonianze di donne che confidano i loro vissuti più intimi e spesso taciuti,l’ambivalenza del divenire madre e le ambiguità e i disagi che possono caratterizzare la maternità.
Poi,Uno virgola due,documentario di Silvia Ferreri (2005) che racconta perché in Italia non si nasce: nel 2005 è stato il Paese con la più bassa natalità al mondo,1,2 % la percentuale,appunto. Parlando con le donne,l’autrice scopre che l’Italia non è un paese pronto a sostituire la figura della “madre” con quella della “madre lavoratrice”.
L’8 ottobre è la volta di Tutti i santi giorni,film di Paolo Virzì (2012). La storia di Guido e Antonia,entrambi precari,che,mossi dal desiderio di avere un primo figlio,tentano di trovare il
loro posto nel mondo come coppia,impegnandosi contro le trappole nascoste nei meandri della società.
La guerra di Mario,di Antonio Capuano (2005),con Valeria Golino,verrà proiettato giovedì 15. Il racconto realistico delle vicende complesse di un affido familiare fallito,che coglie una realtà sociale senza eludere le contraddizioni dell’intervento pubblico a favore dei minori (servizi sociali,tribunali),rappresentandole,anzi,crudamente e dolorosamente.
La scelta,film di Michele Placido del 2015,con Ambra Angiolini e Raoul Bova,è in programma il 22 ottobre. Laura e Giorgio si amano e cercano da anni di mettere al mondo un figlio che non arriva. Ispirato liberamente al testo teatrale "L’innesto",che Luigi Pirandello propose al pubblico nel 1919,il film parla di violenza,di aborto ma anche di amore,maternità e paternità,della capacità (o meno) dell’uomo di accettare un figlio che potrebbe non essere suo.
La rassegna in Cineteca si chiude giovedì 5 novembre con Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi (2013),con Margherita Buy e Stefano Accorsi. Irene ha superato i quarant’anni,niente marito,niente figli e un lavoro di responsabilità. Non ha alcun desiderio di stabilità,si sente libera,privilegiata. Molti le dicono che una donna si realizza solo con una famiglia sua. Qualcuno le suggerisce invece l’indipendenza più completa. Alla fine sarà lei a scegliere,e nella sua scelta starà la sua libertà.
Al termine di ogni proiezione seguirà un dibattito col pubblico e con gli ospiti in sala.
L’ingresso è gratuito.
Gli altri eventi
“Tango della Maternità” si espande anche verso altri versanti. Il 10 ottobre,dalle 18 al Villaggio dei Pescatori di Giorgino,si terrà un intervento di cittadinanza attiva,promosso dal Crogiuolo,dalle associazioni “Toponomastica Femminile” e “Se Non Ora Quando”: OMAGGIO A… Rosa Luxemburg,Joyce Lussu e Maria Piera Mossa attraverso la toponomastica. L’iniziativa vuole richiamare l’attenzione sul ruolo della donna nella società,ruolo che può essere riconosciuto e fornito come esempio alle future generazioni anche tramite la titolazione di vie,piazze viali. E contribuire in questo modo a far conoscere meglio l’identità,la storia,la vita delle personalità a cui viene dedicata la targa di una via.
In programma alle 18.30 un intervento dei bambini del quartiere su Rosa Luxemburg,politica,filosofa polacca naturalizzata tedesca,teorica del socialismo rivoluzionario marxista; alle 19 l’omaggio a Joyce Lussu,scrittrice,traduttrice,partigiana e poetessa,moglie di Emilio,letture a cura di Snoq (Se Non Ora Quando) e di Toponomastica Femminile; alle 20 la proiezione del documentario “Il ’43 con Sant’Efisio”,di Maria Piera Mossa,la prima donna regista in Sardegna negli anni Settanta,“storica” programmista e regista della sede regionale della Rai,scomparsa prematuramente nel 2002. E’ prevista la partecipazione del sindaco di Cagliari Massimo Zedda.
Sabato 14 novembre,alle 11 nello spazio Fucina Teatro,alla Vetreria di Pirri,verrà presentato il libro "Nessuno sa di noi" di Simona Sparaco (Finalista Premio Strega 2013). L’incontro con l’autrice è organizzato dall’associazione “Se Non Ora Quando”.
Il romanzo (edito da Giunti) racconta la storia di una coppia in attesa di un figlio che si trova di fronte a una delle situazioni più terribili che possano capitare ai genitori: la diagnosi di una gravissima malformazione genetica ottenuta dopo il termine consentito dalla legge italiana per l’aborto terapeutico. La storia di una donna e di un uomo che sono chiamati a compiere una scelta tremendamente difficile.
“Mediazione familiare,affido” è il titolo del convegno che si svolgerà venerdì 4 dicembre,alle 18,nello spazio Fucina Teatro,a cura dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cagliari e della Commissione comunale alle Pari Opportunità.
Fra novembre e dicembre,all’Exmé di Pirri,Rita Atzeri condurrà Non togliermi il sorriso. Laboratorio teatrale per mamme acrobate,a cura de Il Crogiuolo,in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cagliari,la Commissione comunale alle Pari Opportunità,l’associazione Domus de Luna ed Exmé.
Essere madri. Come vive ogni donna la sua esperienza "unica"? La maternità è uguale a se stessa in ogni cultura e in ogni situazione sociale? Il laboratorio si propone di indagare con gli strumenti del teatro queste e altre questioni,unendo in un percorso di reciproco scambio e crescita un gruppo di madri,definite "acrobate" perché portate dalle loro esperienze di vita a camminare funambolicamente su una corda tesa sospesa nel vuoto.

massimiliano messina

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