"Calpesta la Guerra" la mostra a Samugheo

Tappeti di Guerra Afgani

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L'inaugurazione sarà alle 18,00 presso la sala convegni del Museo alla presenza del Sindaco di Samugheo Antonello
Demelas, del Direttore del Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda Baingio Cuccu e del Presidente della Cooper
Action Onlus Edoardo Marino. La mostra, di cui una preview è stata presentata presso la Banca di Sassari nella giornata
del 4 ottobre, è realizzata dalla collaborazione tra il Museo MURATS, la Banca di Sassari e la Coooper Action Onlus.
La tessitura è un’arte che ha accompagnato l’uomo nella storia della sua evoluzione, prima come mero strumento per la
produzione di manufatti utili per migliorare la sua vita e, in seguito, come elementi che potessero trasmettere concetti
sociali e culturali. Se in un primo momento il tessuto era privo di elementi decorativi col passare del tempo è stato
arricchito di simbologie che parlavano delle persone e delle comunità che li realizzavano. Questi innesti sono diventati
sempre più complessi e identitari fino a divenire parti rappresentative della società di appartenenza. Seguendo anche
questa tematica Nella mostra “Calpesta la guerra” è stato realizzato un allestimento in cui i Tappeti di Guerra dialogano
anche con i rari “Tapinu e mortu” della collezione del Museo.

I tappeti di guerra nascono a seguito dell’occupazione sovietica dei territori afgani nel 1979. Il tappeto di guerra diventa
strumento di propaganda, incita con i suoi simboli guerreschi ad impugnare le armi contro gli invasori. La produzione di
questi tappeti ritorna con l’occupazione anglo-americana del 2001 e continuano ad essere prodotti dalle mani dei
bambini afgani con nuove iconografie che inneggiano alla guerra ed al jihad. Con CALPESTA LA GUERRA Cooper
Action Onlus, denuncia lo sfruttamento dei bambini costretti a lavorare solo per potersi sfamare, il mancato rispetto dei
Diritti Umani per le donne e per i bambini, con questo progetto si denuncia il conflitto che ha reso l’Afghanistan uno dei
paesi più poveri del mondo. Ma in generale tutti i conflitti in cui i più deboli e indifesi pagano il prezzo più caro.
Questi tappeti di guerra vengono usati per far conoscere ed approfondire il contesto socio-politico ed economico del
paese attraverso eventi, convegni, pubblicazioni e seminari in Italia e nel Mondo.
Il tappeto orientale ha sempre identificato con i propri disegni e qualità tratti distintivi di società, di scuole di manifattura,
stili decorativi e contaminazioni che dal neolitico ad oggi hanno avuto una continuità che ci permettono di riconoscere un
tappeto annodato a mano e classificarlo in una specifica tradizione.

Con i questi nuovi manufatti assistiamo alla nascita di una nuova e macabra tradizione. In questi tappeti non troviamo
fiori ma armi o periodi storici scanditi da date o da eventi particolarmente forti come ad esempio la rappresentazione
dell’attacco terroristico alle torri gemelle dell’11 settembre 2001, o l’inizio della campagna militare “Enduring Freedom”.
Con i tappeti di guerra non possiamo parlare di tappeti di alta qualità che conferiscono un aurea di prestigio per chi li
possieda, ma, nonostante ciò, questi tappeti hanno suscitato particolare interesse da parte di collezionisti. I loro prezzi
infatti risultano particolarmente alti considerando che la maggior parte di essi è di piccolo formato, la qualità delle lane e
la densità di nodi piuttosto bassa. Questi tappeti di guerra vengono utilizziamo in questo progetto per farli calpestare e
per affermare il NO più deciso alla guerra che oltre alla distruzione di intere generazioni.
La mostra sarà composta da 65 tappeti di guerra provenienti dall’Afghanistan, prodotti a partire dal 1979, a seguito
dell’invasione sovietica. Da allora il popolo afgano, cancellato il ricordo delle aperture e delle riforme degli anni Settanta,
vive in una situazione di guerra perpetua. Questa guerra, alla quale il mondo guarda a fasi alterne, è narrata nelle trame
e nei nodi dei tappeti tradizionali che divengono di volta in volta strumenti di propaganda, di celebrazione, di resistenza e
di descrizione di tragici scenari quotidiani. Realizzati tradizionalmente dai maestri annodatori a uso domestico, i tappeti
rappresentano la memoria collettiva e l’arte dei diversi gruppi etnici che, disorganicamente, compongono la popolazione
dell’Afghanistan. Con i fili di lana, in un insolito incontro tra antiche tradizioni e nuovi simboli, si tesse un filone artistico
del tutto originale. Colori, segni e folclori diversi si mescolano e diventano manifesti per il proselitismo, iconografie
celebrative, ostentazioni di potenza e, per i soldati stranieri, cimeli o souvenir di guerra.

Tragicamente la narrazione della guerra si intreccia con la tradizione artistica. Dai primi tappeti, nei quali elicotteri e
scene di violenza convivono con motivi ornamentali e iconografie tradizionali, si giunge in breve alla produzione quasi
esclusiva di racconti bellici, anche in seguito all’incoraggiamento dei mujaheddin che vedono nei tappeti una forma di
protesta e di propaganda. Kalashnikov, carri armati, armi e bombe a mano sono i soggetti dei war rugs. Le Torri Gemelle
e gli stessi mujaheddin divengono simboli di resistenza e costituiscono nuove iconografie che inneggiano alla guerra e
alla jihad. In pochi recenti decenni, quella afgana è dolorosamente diventa la produzione artistica più significativa,
pregiata e storicamente estesa di tappeti di guerra. Soprattutto grazie agli occupanti, sovietici prima americani poi, i
tappeti viaggiano oltre i confini del piccolo stato in conflitto perenne. In Europa come negli Stati Uniti vengono venduti e
collezionati da veterani dell’esercito, collezionisti, mercanti che danno vita a un vero e proprio business. L’evidente
valore artigianale, storico e sociale rende i tappeti, oltre che pregiati articoli da collezione, oggetto di studio e
esposizione in gallerie, manifestazioni e musei, come il Boca Museum of Art di Philadelphia che ha recentemente
dedicato una mostra ai war rugs afgani.
Tra i ricercatori appassionati, fin dai primi anni Novanta, c’è Edoardo Marino che riconosce il segno eccezionale della
produzione dei war rugs afgani che assume un carattere tanto corposo da definire la cronologia stessa della storia del
Paese. Si sviluppa così Calpesta la guerra, una collezione di tappeti tra le più importanti al mondo, trovati o acquistati da
collezionisti, mercanti, appassionati, importatori di tappeti orientali, dal Canada alla Germania, passando ovviamente per
l’Afghanistan. Calpesta la guerra è però anche una campagna per la pace e i diritti umani portata avanti dalla onlus
Coooper Action attraverso l’organizzazione di mostre ed eventi e la produzione di documentari, libri e saggi per la
sensibilizzazione sulla questione afgana e per il rafforzamento della condizione femminile. Molti dei tappeti della
collezione, realizzati in anni recenti, hanno un minor valore artigianale e comprendono errori di esecuzione poiché
tessuti nella maggior parte dei casi da bambini. L’Associazione Cooper Action collabora e sostiene un orfanotrofio
afgano nel quale i bambini vengono accolti e educati.

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