Conosce anche Picasso e ha il privilegio di poter ammirare il maestro all’opera.

INTERVISTA A DINA PALA

Frequenta le lezioni di Pittura e Scultura presso l´Accademia di Venezia.

Giornalista pubblicista, collabora a numerose testate e ha scritto anche il libro La storia della cucina sarda e or…
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L’ARTE IN SARDEGNA INTERVISTA A UNA DELLE FIGURE PIÙ REPPRESENTATIVE DEGLI ANNI NOVECENTO E DUEMILA NELL’ISOLA

Dina Pala, è una figura di artista poliedrica, per lei la scultura e la pittura non hanno segreti, sin da bambina ha avuto una predisposizione per ogni forma d’arte e pur non avendo avuto maestri, sin dalla tenera età di quattro anni, si è cimentata in un campo in cui solitamente i bambini fanno solo degli scarabocchi.

Lei invece utilizzando i rami anneriti del caminetto, realizzava figure che denotavano una sorprendente maturità artistica, tanto da lasciare stupiti tutti coloro che avevano la ventura di vederli.


Si era appassionata di arte sfogliando e assimilando le figure contenute nei libri d’arte del padre, ma non solo, perché la bambina aveva anche preso l’abitudine di ritagliarle e conservarle con grande disappunto del genitore. Irrequieta, animo avventuroso, ma anche convinta delle proprie capacità artistiche, attraversa il mare e comincia a girovagare nella penisola e nell’intera Europa alla ricerca delle radici dell’arte.

Pur non iscritta ai corsi, frequenta le lezioni di Pittura e Scultura presso l´Accademia di Venezia, sotto la guida di Virgilio Guidi e all´Accademia di Firenze, diventa allieva di Pietro Anni¬goni. Non contenta di tanta esperienza, raggiunge Parigi e conosce, Maurice, un giovane artista che la prende sotto la sua protezione e la introduce nei più esclusivi ambienti artistici di Parigi.

Conosce anche Picasso e ha il privilegio di poter ammirare il maestro all’opera: resta letteralmente rapita da questo vecchio che con un ardore giovanile dipingeva con rabbia e dopo aver eseguito delle figure umane con rapidi tratti di pennello le faceva sparire e le modificava, secondo i canoni del cubismo, con pennellate che non lasciavano scampo.

La prima mostra personale, la fa nel suo paese natale, Terralba, a dieci anni, con un presepio interamente realizzato da lei; la critica del tempo si accorge di Dina Pala e comincia a conquistare una certa notorietà.

Nel dopo guerra, segue con passione le rassegne organizzate nella galleria comunale di Ori-stano e conosce un grande personaggio del mondo dell’arte del tempo, Titino Sanna, che a cavallo degli anni ´40 e ´50, è uno dei più grandi scopritori di giovani ta¬lenti e organizzatore di mostre d´arte. È in quel periodo che Dina Pala, dipinge l´opera giovanile “I ragazzi che gioca¬no alle biglie”, che evidenzia chiaramen¬te la sua precoce maturità artistica.

Partecipa anche a collettive e ha così occasione di co¬noscere e frequentare artisti del calibro di C. Contini, M. Delitala, Fantini, A. Mura, Stanis Dessy, M. Man¬ca, Melkiorre Melis, A. Sassu, Giò Pomodoro, G. Manzù, M. Sironi, che la aveva colpita molto con la sua arte, G. De Chi¬rico, R. Guttuso, Mazzacurati, M. Schifano, con i quali stringe anche rapporti di amichevoli scambi cultu¬rali. Si moltiplicano le recensioni e di lei si occupano firme prestigiose del giornalismo artistico, come Marcello Serra, Peppetto Pau, P. Pais, N. Valle, D. Sanna, G. Dessy, F. Masala, A. Ciardi Duprè, L. Servolini, G. Falossi, M. Casalini, E. Lilliu. A trentasei anni, è già considerata tra i grandi maestri sardi dell’arte del Novecento e nel 1999, a New York, per l´ Art Expò, gli viene riconosciuto il merito di essere la caposcuola del “Fluttuismo”, un genere pittorico da lei inventato.

La sua fama varca i confini nazionali e i collezionisti cominciano a fare incetta delle sue opere. Molti suoi lavori si trovano all’estero a Francoforte, Admen, Cannes, Londra, Parigi, New York, Caracas e Hong Kong, dove nel 1993 vince il primo premio, Art And Word, per la pittura , collocandosi al 7º posto nella classifica mondi¬ale.

In gioventù, quale è l’artista che ti ha influenzato di più?
Senz’altro Leonardo, era il mio preferito, mi piaceva soprattutto la sua tecnica dello sfumato. A cinque anni, prendendo spunto dalle opere dei grandi maestri classici, ho cominciato a realizzare delle opere che erano veramente dei capolavori.

Quali maestri ti hanno influenzato di più?
Per la pittura, Leonardo e per la scultura, Michelangelo, mentre tra i moderni, mi piace in modo particolare Manzù e tra i grandi pittori sardi, Figari. A otto anni, ho cominciato a dipingere nei muri della mia casa, facendo tesoro della tecnica dell’affresco descritta in un libro che mi aveva regalato mio padre, avevo avuto delle difficoltà a trovare la malta e purtroppo realizzai solo un’opera che è tuttora visibile nella mia casa museo in via Josto, 21 a Terralba. Negli anni Cinquanta, ho cominciato a fare mostre. La persona che mi ha scoperto e incoraggiato come artista, è stato il mitico Titino Sanna, un vero mecenate degli artisti sardi di quel tempo. Lui è stato un vero scopritore di talenti, e mi sembra ingiusto che non venga adeguatamente ricordato. Per me è stato uno dei più grandi scopritori di artisti.

L’ultima opera alla quale stai tuttora lavorando è una statua di grandi dimensioni della Vergine di Bonaria, ce ne vuoi parlare?
Da sempre ho una vera venerazione per la Vergine di Bonaria, sin da bambina andavo a Marceddì per la sua festa. L’ho sempre invocato in ogni occasione. Sembra che a Marceddì, il suo culto sia cominciato nei primi anni del Novecento, per opera di un pescatore originario di Cagliari, un certo Cadelano. Da anni avevo intenzione di realizzare una statua per la Madonna di Bonaria, poi nel 2008, quando avvenne il pellegrinaggio marino mariano, intorno alla Sardegna, mi venne l’ispirazione per realizzare una statua che la rappresentasse. Feci il bozzetto, e adesso l’opera, di quasi due metri, è praticamente finita. Avevo avuto modo anche di venderla, perché mi è stata richiesta, ma io l’ho realizzata perché preferisco che resti a Terralba.

Prossima mostra?
Già dall’anno scorso, in occasione del Natale, ho realizzato una mostra nella mia casa museo, sto ricevendo tanti inviti anche dall’estero, ma non ho più voglia di spostarmi dalla mia Terralba e così anche per questo Natale, ho in programma di ripetere la mostra, che ormai sta diventando una tradizione natalizia. Non mi va più di spostarmi: voglio solo lavorare per me.
Gian Piero Pinna