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 “I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il dna è stato per la biologia”

Cagliari, Neuroni Specchio. Un convegno sulla più grande rivoluzione nelle neuroscienze.

Un dialogo tra due dei massimi rappresentanti della neurobiologia e della psicologica che apre la strada ad una visione più complessa della realtà umana.

08/04/2011 16:22:00
Dall’intersoggettività ai Neuroni Specchio. Una nuova alleanza tra psicoterapia e neuroscienze” è il titolo del convegno internazionale che si terrà il 30 Aprile prossimo al Teatro Massimo di Cagliari. E’ organizzato dall’Istituto Iefcostre con il patrocino di Comune e Provincia di Cagliari, Università, Ordine dei Medici e degli Psicologi della Sardegna.


I lavori si svilupperanno intorno al dialogo tra Daniel Stern, uno dei massimi rappresentanti della psicoanalisi e della psicoterapia contemporanea e Vittorio Gallese, Professore Ordinario di Fisiologia presso il Dipartimento di Neuroscienze della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma.

I neuroni specchio di cui oggi si fa un gran parlare, sono stati individuati nelle scimmie agli inizi degli anni Novanta da un gruppo dell’università di Parma guidato da Giacomo Rizzolatti e di cui Vittorio Gallese era primo collaboratore.

La loro scoperta e lo studio della loro natura profonda ha permesso di fare un salto in avanti nella conoscenza del cervello, di gettare le basi unitarie per indagare sui processi neurali responsabili dei rapporti fra le persone e di avanzare nuove interpretazioni su fenomeni quali l’empatia, lo scambio emozionale intersoggettivo, la conoscenza relazionale implicita, di cui parla Stern e che tanto rilievo hanno nello sviluppo psicologico della persona, così come nel processo psicoterapeutico.

La scoperta
Il gruppo di ricercatori dell’università di Parma si stava dedicando allo studio della corteccia premotoria e aveva collocato degli elettrodi nella corteccia frontale inferiore di un macaco per studiare i neuroni specializzati nel controllo dei movimenti della mano, come il raccogliere o il maneggiare oggetti. Durante ogni esperimento era registrato il comportamento dei singoli neuroni nel cervello della scimmia mentre le si permetteva di accedere a frammenti di cibo, in modo da misurare la risposta neuronale a specifici movimenti. Come è spesso accaduto per le grandi scoperte della storia della scienza, anche quella dei neuroni specchio avvenne per caso o per serendipità.

L'aneddotica racconta che, mentre uno sperimentatore prendeva una banana in un cesto di frutta preparato per degli esperimenti, alcuni neuroni della scimmia che osservava la scena avevano reagito. Come poteva essere accaduto questo, se la scimmia non si era mossa? Se fino ad allora si pensava che quei neuroni si attivassero soltanto per funzioni motorie? In un primo momento gli sperimentatori pensarono si trattasse di un difetto nelle misure o un guasto nella strumentazione, ma tutto risultò a posto e le reazioni si riproposero non appena fu ripetuta l'azione di afferrare.

Successivamente fu dimostrata l'esistenza nell'uomo di un sistema simile a quello trovato nella scimmia.
La capacità di parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle emozioni altrui, espresse con moti del volto, gesti e suoni; la capacità di codificare istantaneamente questa percezione in termini "viscero-motori", rende ogni individuo in grado di agire in base a un meccanismo neurale per ottenere quella che gli scopritori chiamano "partecipazione empatica". Dunque un comportamento bio-sociale, ad un livello che precede la comunicazione linguistica, il quale caratterizza e soprattutto orienta le relazioni inter-individuali, che sono poi alla base dell'intero comportamento sociale.

Il dialogo tra due dei massimi rappresentanti di queste discipline, neurobiologica e psicologica, diventa perciò anche il dialogo, oggi possibile, tra due mondi non più antitetici, e apre la strada ad una visione più complessa della realtà umana.

Apri la brochure del programma del convegno



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