Un progetto che richiama l'attenzione al diritto alla vita con prevenzione e donazione degli organi

Sassari: si conclude il progetto sulla riscoperta dei valori come elemento di emancipazione

La consapevolezza che la comunicazione va sintonizzata sulle note della non violenza, può favorire un ascolto empatico e il rispetto dell'altro nella sua diversa individualità

04/04/2017 09:00:00
Brunilde Giacchi
Reporter Gold
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Si è concluso alla sala Angioy lo scorso mercoledì il progetto Ma… donne e la riscoperta dei valori come elemento di emancipazione, realizzato in collaborazione del Conservatorio L. Canepa, diretto dal prof. Antonio Ligios e patrocinato dal Laboratorio dei Saperi, dal Comune e dalla Provincia di Sassari. Ideato e realizzato, in collaborazione con gli iscritti, dalla giornalista Brunilde Giacchi, presidente dell’associazione Ma… donne, che ogni anno, in marzo, impegna molte energie per offrire nuovi contenuti, il mese per consuetudine dedicato alla donna.


Le parole d’ordine del progetto sono state, prevenzione e rispetto.

La prima attuata dalla presidente dell’Associazione Love Liver Life, Ica Cherchi, la quale ha parlato della prevenzione e cura delle malattie epatiche, invitando ad essere sempre più generosi in merito alla donazione degli organi. Lo ha fatto in occasione dell’inaugurazione della mostra dei propri abiti di scena, di cui ne ha narrato le vicende, essendo ella stessa afflitta da malattia epatica da cui è guarita grazie alla donazione.
E’ da allora che dedica tutto il proprio tempo a giornate di screening e al sostegno dei malati e i loro congiunti per seguirli nella non semplice scelta della donazione.

A parlare di prevenzione anche il dottor Edoardo Rubatto, il quale ha presentato il nuovo strumento per la diagnostica dell’osteoporosi. Il BESTest, questo il nome ideato dalla dottoressa Cosmi della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trieste, consente con un esame rapido e preciso di valutare la struttura ossea sin dalla più giovane età e individuare quindi i giusti percorsi alimentari per sfavorire l’insorgere di una patologia silenziosa, ma assai pericolosa per l’uomo quanto per la donna. Riguardo alla parola rispetto è intervenuta l’autorevole avvocata sassarese, proveniente dal foro di Perugia dove è stata anche consigliera della sezione umbra di Penelope, Antonietta Confalonieri.

Il rispetto è quell’atteggiamento che si ha nei confronti dell’altra persona e proviene dal latino respicere. Un atteggiamento che non travolge l’altro con il proprio Io, il quale deve fermarsi dinanzi al sacro e divino dell’altro e a cui io stesso appartengo.

Un concetto molto più complesso a descriverlo che a praticarlo, cui ogni genitore dovrebbe educare, nell’intento di costruire una società in cui si ha diritto alla vita. Diritto alla vita oggi viene negato dalla violenza dei rapporti interpersonali, non costruiti alla luce della non violenza e del rispetto, ma spesso all’ombra dell’individualismo, della paura di riconoscere la dimensione femminina che permea tutti gli esseri umani.

Portando l’attenzione alla comunicazione, afferma l’avvocata Confalonieri, si possono individuare nuove parole per raccontare le forme di violenza che riempiono le pagine quotidiane della cronaca. Parole che devono parlare anche di diritto alla vita, la stessa che oggi, sempre più spesso, viene negata dal maschio uccidendo così la dimensione femminile che non vuole riconoscere in se stesso.

Un diritto alla vita quello per il quale quest’anno l’8 marzo si è mobilitato, poiché morire per avere raggiunto l’emancipazione richiama l’attenzione alla vita stessa e non più alle pari opportunità o alle differenze di genere.

Una comunicazione che ci ponga con facilità nell’attegiamento dell’ascolto, possibilmente empatico, ed evitare così la messa sotto accusa degli uomini sempre più disorientati e inconsapevoli della loro mancanza di rispetto che ha il loro fare. Centri di ascolto a loro dedicati, sono agli strumenti per aiutare gli uomini che consapevolmente ammettono il proprio limite di comprensione.

Solo così sarà possibile invertire la rotta e tornare al rispetto del diritto alla vita delle donne.

Il progetto ha anche previsto anche il concerto degli allievi del conservatorio i quali coordinati dalla professoressa Carmelita Scano, hanno eseguito la Sonatina di E. Bozzo e de la Suite in do magg. di J.S.Bach, con flauto e fagotto, Vittorio Ranella e Filippo Fraghì, mentre Luca Cartamantiglia al violoncello ha accompagnato la traduzione di Afsaneh Seyed delle poesie persiane lette in lingua originale da Rezvan Bijan, della poetessa Thairih