La due giorni” del CAI di Nuoro.

Golgo di Baunei. BACU MAORE: La grande Bellezza.

Escursione a bacu Maore. Dall'altipiano del Golgo verso Portu Pedrosu, calpestando la mulattiera dei carbonai.

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Quel sudore vischioso e terragno, impasto di polvere arsa e di riflessi di calcare, sull’altipiano del Golgo di Baunei. E’ “La due giorni” del CAI di Nuoro, per venti avventurosi, uomini e donne che sfidano il giugno gravido , come dicono i meteorologi, di divinità africane. Via vai insolito, di primo mattino, nel bar centrale del paese ogliastrino.

Targhe le più disparate, con quel tocco di internazionale e forse prevalenza della D, non molto amata.
E’ l’aggressione pacifica alla montagna, è l’avventura che cattura, cuore , fantasia, fatica. La mèta sono le cale, da Sisine a Biriola, da Mudaloru, a Goloritzè, a Portu Pedrosu. Ciascuno con il suo mito e il mistero da guadagnare.

Per noi, lungo lo sterrato verso Ginnirco e Piss’e serra si rafforza la policromia dei visi e del linguaggio; Nuoro, cagliari, Bortigali, Ittiri, Sedilo e altro. Sono pronte e consapevoli le guide: Carlo, Peppino, Tore. Cultura di montagna, delle nostre montagne e scorza antica. Difficile non evocare sulle corde del sentimento, il Selvaggio Blu; è lì, come un mantra, come lo spirito che anima il camminatore. Eppure noi lo sfioreremo appena, lo incroceremo con rispetto e con un silenzio che sa di “religione” del trekking.

Si apre davanti, Bacu Maore; il grande canale che degrada violento verso i porti nascosti. Primi cento metri sconnessi, difficili; ancora i gradoni delle mulattiere dei carbonai. Si, qui si è consumata quella mattanza epocale che in pochi decenni ha eroso e sradicato foresta e macchia; qui la macchina infernale predatoria ha stracciato qualsiasi dignità dei sardi. Catena di montaggio: tagliare, carbonizzare, depredare, fuggire verso il mare. Qui si è consumata la Storia d’Ogliastra. Ogni trenta metri una “Fogaia” segna il cammino. Anche il costone scosceso sulla destra è un reticolo indelebile, di camminamenti e piazzuole di distruzione.

Ma la “ grande bellezza” si è ripresa la sua forza. Lo spettacolo, nella discesa, è incrocio tra sogno e fantasia. Pareti candide sfioranti il blu, picchi di calcare pennellati da architetti, radici di piante mai dome che spaccano e avvolgono la roccia. La brezza arriva, lontana. Finchè si apre l’ultima coda del Bacu. Il fiordo di Portu Cuau, che violenta e spacca il calcare per portare le onde a lambire la foresta. Da qui gli zatteroni trafugavano la Sardegna. Un segmento di Selvaggio Blu ci accompagna a Portu Pedrosu.

Acque limpide, vociare di turisti, paesaggi non riproducibili. A due passi da noi il Capo di Monte Santu. Chissà perché nei testi di geografia ci insegnavano che chiude il golfo di Orosei !! chiude ? no, apre; nuovi spazi, altre falesie, altri mondi, altre storie, di uno stesso mosaico, di un puzzle di armonie. Sappiamo che ci aspettano 600 metri di dislivello.

Animo ragazzi. La risalita, lasciati i bollini blu per quelli rossi, richiede passi silenti. L’acqua è oro bianco , da queste parti. Lo sanno i caprari che hanno attrezzato un sistema idrico dentro tre grotte che bucano la montagna. Le visitiamo come luoghi sacri, forse sulle orme delle popolazioni antiche che alle acque riservavano il culto dell’oltre umano. Solo da quassù capiamo perché è Bacu Maore; è collettore di sentieri verso la piana.

Per noi è contenitore di Storie, è scrigno di bellezze, di un sentire unico, di sofferenze scolpite pietra su pietra, di trekking avvincente, e forse di malinconia struggente.