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 La recensione di Maria Barca, portavoce del Movimento Pastori Sardi

Capo e Croce. Le ragioni dei pastori di Marco Antonio Pani e Paolo Carboni

I due registi hanno seguito i pastori per tre anni e questo lungometraggio, recentemente presentato al Festival del Cinema di Roma, è il risultato non solo delle loro capacità professionali ma anche di una profonda sensibilità

06/12/2013 19:20:00
Maria Barca
Reporter Gold
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Nell’estate del 2010 iniziava la mia avventura nel Movimento Pastori Sardi. Allora non potevo immaginare quanto questo avrebbe cambiato la mia vita, il mio percorso, me stessa. Avevo iniziato raccontando le vite e le scelte di diecimila pastori pronti a tutto pur di cambiare il destino che implacabile li attendeva. Erano carichi di frustrazione e di rabbia. Quella rabbia apparteneva anche a me e a chi, come me, era cresciuto pensando che allevare animali fosse il lavoro più bello del mondo.

Quei mesi caldissimi trascorrevano al ritmo di manifestazioni, rivolte, clamori che echeggiavano in Sardegna, in Italia e in diverse parti del mondo. Fu in quel periodo che conobbi Marco Antonio Pani e Paolo Carboni.

Li ricordo piazzare le loro telecamere alle nostre assemblee o seguirci in silenzio ovunque andavamo, senza disturbare, senza metterci in posa.

Piano piano entrarono a far parte della nostra famiglia “speciale”, sempre con profondo garbo, senza metterci in posa.

Filmavano ogni nostro gesto. Noi, spesso, li chiamavamo semplicemente “quelli del film”, quasi senza renderci conto che in realtà stavano raccogliendo materiale prezioso: la nostra storia, la storia dei pastori sardi in chiave moderna.

Hanno imparato cosa significa mungere una pecora o mille pecore, cosa significa tosarle, curarle, amarle. Hanno capito cos’è il caldo torrido e il freddo gelo delle campagne. Hanno ascoltato la poesia degli ovili e la loro sacrosanta dignità. Hanno vissuto con noi, pianto con noi, avuto paura con noi, riso con noi. Tutto questo fino ad arrivare a Capo e Croce.

Capo e Croce non è un film sul Movimento Pastori Sardi, non è un film che racconta solo le rivendicazioni e le lotte di piazza. Capo e Croce è una testimonianza, un documento capace di far commuovere fino alle lacrime e, allo stesso tempo, far scoppiare fragorose risate nella sala del cinema.

Le ragioni dei pastori, l’hanno sottotitolato, per ricordare che il sangue versato in via Roma a Cagliari o nel porto di Civitavecchia proveniva da una storia lunga com’è lunga la storia dei sardi in campagna.

Dentro questo film troverete diverse tipologie di pastori: c’è Tore che ama il suo lavoro fino al punto di non poterne fare a meno, c’è Giovanni, senza peli sulla lingua, ti spiega che, semplicemente, i pastori producono vita perché: “Se mangi plastica muori, se mangi formaggio vivi”, c’è Priamo che, con la maglietta ancora sporca di fieno, racconta la nuova consapevolezza dei pastori, c’è Dino che non ha paura di essere seguito, lui, beh lui… ha paura di perdersi…

Ci sono loro e la voce e i volti di mille altri, raccontati in bianco e nero, come una dolcissima poesia o come un sogno, una metafora che è, però, già realtà, già storia. La storia dei pastori.

Paolo e Marco non hanno fatto un film, ma un regalo e dopo un regalo si ringrazia sempre.

Grazie perché mi avete fatto tornare indietro nel tempo, non solo a tre anni fa, ma a quando ancora pensavo che allevare animali fosse il lavoro più bello del mondo.

E ora ho anche capito perché non ci avete mai messo in posa: perché, per una volta, andavamo bene così, come siamo.



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