Have a good life Rumundu!

Lettera a Rumundu

Intervista a Stefano Cucca che prosegue il suo viaggio in bici per il mondo. Porta nella sacca già tante storie di vita sostenibile e un concetto di "semplicità" che vale ovunque

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Qualche giorno fa ho intervistato nuovamente Stefano Cucca. In tanti, oramai, lo conoscono come Rumundu: il ragazzo che da Sorso è partito con la sua bici alla scoperta del mondo.

Stavolta la nostra chiacchierata è avvenuta tramite Skype: per forza, dal momento che Stefano si trovava già in America. “Beato lui” pensavo “America – California – San Francisco” e poi pensavo anche: “Potere della tecnologia: posso intervistarlo comodamente seduta in cucina”.

Ma mentre pensavo tutto questo, Stefano ribatteva ad ogni concetto: “È semplice – è semplice – la vita è semplice – deve essere così – vivere semplice – la semplicità è un valore”.

Ha ragione. E per dimostrare che ho capito cosa intendeva dirmi, ho deciso che stavolta per raccontare di lui farò una cosa semplicissima, gli scriverò una lettera.

Caro Stefano

È così che comincia una lettera no? Ci ho perso la mano. A volte scrivo lettere, ma solitamente iniziano con “Alla cortese attenzione di…”

Quando ti ho intervistato la prima volta eri a pochi passi da me e già pregustavi la partenza. Noi tutti ti guardavamo, ti osservavamo. A tratti perplessi, a tratti curiosi, di certo invidiosi. Incantati nel sentirti dire che “semplicemente” questa è la tua vita e avevi tutte le intenzioni di viverla.

Direi che finora il tuo proposito si sta decisamente realizzando. Il tuo cuore continua a battere al ritmo di quelle infinite pedalate: prima attraverso un piccolo e amichevole passaggio in Sardegna, per poi solcare il mare e da lì risalire l’Italia, da Palermo a Corleone, e poi tanti paesi, città, strade e persone, Napoli, Roma, Bologna, Torino, ma in un attimo non si parla più italiano e dagli infiniti accenti della penisola, sei arrivato a Friburgo. Ed ecco che l’Europa ti accoglie aprendoti le porte della sua città “più istituzionale”: Bruxelles.

Non è neanche fine agosto che sei già in Olanda, ma non c’è tanto tempo, devi raccontarci che “l’Islanda è sostenibile perché governata dalla natura”, mentre è già settembre e per Rumundu “l’energia di New York sono le persone”.

Gli Stati Uniti sono grandi, immensi ed io posso solo immaginare le volte che il tuo sguardo si perde. Mi dici: “Questo è anche un viaggio interiore, perché trovarmi spesso solo mi lascia tutto il tempo di pensare”.

“Hai paura?” ti chiedo

E tu “No, non ho paura. O meglio la paura è un sentimento naturale, ciò che importa è saperla gestire, affrontare l’imprevisto quando si presenta. Per esempio l’altro giorno ho rotto la bicicletta in mezzo al nulla”

“Oh mio Dio!” esclamo io, immaginando di trovarmi al suo posto, come minimo avrei lanciato razzi in aria per la disperazione. “Cos’hai fatto a quel punto?”

“Mi sono cucinato la pasta”

“Eh?”

“Si, con il pesto e il tonno!”

Questo è il Rumundu Style. Questo sei tu Stefano. Tu che racconti terre piatte, terre alte, natura e metropoli, incontri organizzati e incontri inaspettati. Tu che a cinque mesi dalla partenza hai già raggiunto mete così lontane che il mio dito sul planisfero ci mette almeno un minuto per seguirti e, allo stesso tempo, mi dici: bisogna rallentare. Rallentare le nostre vite, la nostra frenesia di arrivare, di essere, di esserci.

“Vivi semplicemente” continui “Le aspettative devono essere grandi ma rallenta sulle cose superflue. Ora io non ho niente, ma ho tutto: ho pasta, pesto e tonno. Ho anche deciso di regalare il mio pannello solare portatile”.

“Perché lo hai fatto?”

“L’ho regalato ad una coppia che aveva tutto, perfino le macchine elettriche, ma mi hanno detto che proprio quello gli mancava. Allora gliel’ho dato, perché loro sono stati gentili e ospitali con me”.

Ecco cos’è il tuo viaggio. Il tuo viaggio è anche condivisione, come quando mi racconti di aver diviso panino e patatine con un perfetto sconosciuto o avere avuto un passaggio dal poliziotto che ti intimava di non percorrere in bici quella strada tanto pericolosa. Temevo ti avesse multato, invece si è caricato in macchina te e la bici.

Sono belle le tue storie Stefano e sentirle mi fa sperare. In fondo anche sperare è semplice.

A proposito di speranza ora ti dirò come vanno le cose qui. C’è anche questa parte in una lettera, no? Ti dico cosa succede lontano da te.

Anzitutto ti dico: hai presente le storie di vita sostenibile che raccogli in giro per il mondo? Beh, portacele al più presto, ne abbiamo tanto bisogno. Oggi più che mai. Ora che la natura ci ha nuovamente ricordato che le dobbiamo rispetto, amore, tutela. Lunedì è accaduto in Sardegna ciò che solitamente vediamo solo alla tv e che liquidiamo in maniera svelta con un “poverini” e, nella migliore delle ipotesi, con un euro tramite sms.

Troppa pioggia. Bomba d’acqua la chiamano gli esperti. Il cielo l’ha lanciata su di noi all’improvviso e noi, anche stavolta, non eravamo preparati. Anzi, negli anni abbiamo fatto il possibile affinché questa fosse una tragedia. Abbiamo sbagliato. Abbiamo abusato di ciò che ci è stato regalato e ora? Sempre gli esperti dicono che in 24 ore è venuto giù il quantitativo d’acqua che solitamente arriva in sei mesi.

Tutto sommato, i sardi, con i loro sbagli e con i tanti difetti, hanno risposto raccogliendo in 48 ore il quantitativo di cibo e beni di prima necessità che certi paesi del mondo non vedono neanche in un anno, e lo hanno destinato a chi oggi non ha più niente, neanche una coperta calda e pulita per avvolgere il proprio bambino.

Hai ragione tu: è semplice.

Ecco, ti rinnovo l’invito a portarci tante belle storie, dalle quali possiamo imparare a vivere meglio, senza ipocrisia, senza egoismi. È come mi hai detto tu: “Il problema della società non è il popolo, ma l’egoismo della società stessa”.

Ora ti saluto. Come si chiude una lettera?

Mi sono abituata a scrivere “In attesa di un suo riscontro, la saluto cordialmente”, ma tu mi hai detto che, ora, saluti così: “Have a good life!”

Have a good life Stefano!

Have a good life Rumundu!

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