Il racconto di un'escursione in Ogliastra

Il Dio del vento nelle creste di Urzulei

Le creste di Urzulei come una muraglia bianca che spezza in due il Supramonte

Data Articolo: 11/11/2013 09:58:00
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matteo marteddu

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Il Dio dei venti, oggi autunno novembrino, ha scelto qui la sua dimora. Qui sulle creste di Urzulei, la muraglia bianca che spezza in due il Supramonte. Saliamo dalla cantoniera di Genna Silana; il sentiero di pietra calcarea ci mette in fila. Piero, Tore, Manuela, Francesco, Filippo, Sara, Pierpaola, Pasqualino, Ignazia, esperienze vecchie e nuove, voglia di montagna, intrigo di fatica, l’ignoto che sfida il muro del vento.

Le creste di Urzulei sono una classica.
Il primo strappo richiama silenzi. Nuvoloni rincorrono il vento, in un gioco sopra di noi, che ci sfugge. La prima tappa è dura. Si apre la finestra spalancata dalle folate di tramontana. Appare il supramonte Orgolese con tutto il suo fantastico mistero. Il Flumineddu scorre nel canyon che spacca la boscaglia. Il punto bianco di nuraghe Mereu, Sa Pruna, Solitta, Donianigoro, Giunturas, Costa Mammaluccas, Gorroppu. Toponimi della leggenda. Il vento lungo il crinale scuote i nostri corpi e le nostre fantasie.

Affrontiamo pietraie, boschi radi di quercus ilex bruciati da una divinità ingrata, in quei luoghi selvaggi. Alberi che hanno sfidato i secoli irrompendo dalla pietra e cercandosi la vita. Ci appare, dopo tre ore, la gola di Gorroppu, dall’alto di punta Cucuttos manifesta tutta la sua grandiosità e il palmares di essere prima tra le meraviglie d’Europa. Ma ci aspetta l’ignoto; lasciata sulla sinistra scala Durgalè, l’ignoto è Scala Frenucarju.

Passaggio intricato di antichi caprari che saltavano le cengie, di pietra in pietra, con il corpo attaccato alla roccia, mani aggrappate a piccole sporgenze, nervi tesi e cuore in gola. L’affrontiamo con apprensione, con la giusta determinazione di chi, anche da Oniferi e Orotelli, sa percorrere sentieri di Barbagia. Consapevoli di aver superato una prova importante. Giù ci segue il camminamento da Silana per Gorroppu; agevole e, per una graffiante ironia, come dice Filippo, percorso in tranquillità dal gregge di capre, mentre noi arranchiamo su, ancora nella selvaggia pietraia delle capre , appunto. Eolo, dio dei venti, qui è a favore e forse intercede sul suo collega della pioggia; le prime gocce infatti, appena apriamo, a Genna Silana, gli sportelli delle nostre macchine.

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