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 Sulle montagne del nuorese

CAI Sardegna: 150... e non mostrarli

Il Club Alpino Italiano(CAI) ha deciso di mettere il marchio ai suoi 150 anni, qui in Sardegna.

16/10/2013 11:28:00
matteo marteddu
Reporter Gold
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Vedere, in questi giorni di metà ottobre, il sinuoso e colorato serpentone che si muove coordinato nelle montagne del nuorese; beh, qualcosa sta succedendo. Il Club Alpino Italiano (CAI) ha deciso di mettere il marchio ai suoi 150 anni, qui in Sardegna. Sfilano uomini e donne di mezza Italia, lungo i sentieri e gli sterrati dei rocciai, delle cime e degli altipiani dell’Isola che dimostra di esserci.

Molto ci ha messo del suo, con passione sanguigna, il presidente regionale Peppino Cicalò e i suoi collaboratori locali, Giancarlo Paba, Giacomo Attardi e i tanti che queste montagne conoscono e percorrono con costante intensità.

La passione per l’escursionismo dilaga anche in Sardegna; pare che solo le istituzioni pubbliche, salvo rare eccezioni, non si siano accorte del cambiamento epocale nella concezione dello stile di vita dei cittadini. Certo è che le centinaia di scarponi e zaini di montagna che in queste giornate riempiono luoghi e i sentieri lasciano traccia e connettono la realtà sarda con le grandi e storiche tradizioni dell’escursionismo nazionale.

D’altronde a stare in mezzo al serpentone si vive l’esperienza del plurilinguismo dei partecipanti, dai lombardi ai veneti, dai piemontesi, liguri e toscani, dai friulani, ai trentini, ai romani. Caleidoscopio di accenti e di lingue, comunanza di orizzonti e di valori.
Qui, in un autunno tardo, tra raggi di sole che non scacciano l’estate, nuvole e maestrale sempre in agguato, le suggestioni si incrociano e si inseguono per tutta la settimana. Dalla valle di Oddoene, con oliveti straordinariamente carichi, l’acqua cristallina di S’abba Arva, la scale di Surthana, sino alla magia di Tiscali, dove la preistoria, in un punto indefinito, aggrappa la Storia.
Da Galtellì, per raggiungere sul Tuttavista, il Cristo sulla sua croce imponente, che sfida e protegge le vallate del Cedrino e delle baronie. E’ dura la salita, anche per gli escursionisti esperti.
Dalla chiesetta di San Pietro, su i tornanti per Taraculi; sentieri stretti, scale su calcare reso umido e viscido dalle nebbie mattutine.

Tornanti per Palumbrosa, Mandra e caddos, sino ad agguantare, con un sospiro di liberazione, il pianoro bianco e la Croce che tutti accomuna. Il Borgo naturalmente offre la sua Storia fatta di architetture fini e di autentica religiosità. Il Montalbo, con le sue distese di calcare e sas Enas che antichi contadini e pastori trasformavano in sorgenti di prodotti indispensabili. I luoghi evocano miti; i sentieri, attraverso una lungimirante politica di intervento del Comune, in collaborazione col CAI di Nuoro, coprono gli spazi e indicano le vie. Da S’Adde, scala Pertusu, le cime Gurtijos e sos Aspros, rocce trasformate da venti e piogge, in modellismo di bianco accecante.
Non poteva mancare il massiccio del Corrasi e il Supramonte di Orgosolo. Così come , là, dove tutto ebbe inizio, con le concrete intuizioni di Lamarmora, le sue spedizioni in una Sardegna desolata, continente lontano, intriso di misteri e mitologie, un vaso di Pandora che il Generale piemontese ha tentato di scoprire. E infatti si percorre la Storia, salendo da Bruncu Spina, Punta Paolina, Arcu Gennargentu, o da Su Filariu, per Arcu Artilai, ruderi del rifugio Lamarmora e verso il tetto di Sardegna.

Da 150 si può ricominciare; e CAI ed escursionisti, dopo questa esperienza ne sono ben consapevoli. Una legge regionale organica per disciplinare la materia, rimane ancora un miraggio; può darsi che si trovi nel fondo di quel vaso di Pandora, dove il mito colloca la Speranza.



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