Il racconto di una domenica sui monti più duri e selvaggi dell'interno

Aspri rocciai sui tetti di calcare

Mentre migliaia di pellegrini invadevano Cagliari per salutare Papa Francesco, un gruppo di escursionisti percorrevano gli aspri sentieri tra flora selvaggia e basi e spuntoni di calcare

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Domenica di Settembre. Settembre estivo di Sardegna. Oggi tutti a Cagliari per accogliere Francesco.

Noi lo vogliamo salutare dai monti più interni e selvaggi dell’interno, dedicandogli le gocce di sudore che scendono sugli anfratti e sulle scaglie di calcare affilate come coltelli pattadesi.

Con Piero, Filippo e Talo molliamo la prima macchina sulla sterrata de “Su Gurruttone”; proseguiamo, attraversando Lanaitho in quella parte che doveva diventare la grande azienda produttiva di olio e di vini: sogni infranti degli anni settanta.

Ci avviamo dentro la gola stretta di Doloverre che segna il confine tra Oliena e Dorgali; sulla destra Sa Curtigia di Tiscali, affrontiamo la salita a sinistra, sul vecchio sentiero rimesso a nuovo, mirabilmente.
Obiettivo la grotta di Bilinghinzos, scenario da spettacolo, archeologia di antichi insediamenti, di più recenti pinnetti di pastori operosi, sulla bocca della grotta che buca per lungo tratto la montagna. Tiscali 2, per suggestione. Su, verso l’altra grotta, Culimbesse: mai nome fu più azzeccato, da vedere e visitare.

La salita si fa dura, la flora scarseggia, tra filliree nane, ginepri; qualche quercia testimonia la presenza di foreste prima del passaggio di Attila. Calcare che brucia i nostri piedi e rende le gole arse.
Procediamo tra orizzonti unici: sotto, Lanaitho, a destra, in fondo, Oddoene, a sinistra il massiccio del Corrasi, Cusidore, Duavidda, Sos Noidos e la dolina de Su Sercone che chiude, su, lo skyline.

Il blu del cielo limpido di Sardegna e sotto i piedi il bianco accecante della roccia.
Monte Gutturgios e il nome dice tutto, è la mèta. Sommità, 700 msm, salutiamo una croce in legno, sobria e povera, in linea con i tempi.
Trovare acqua da queste parti è miraggio; eppure i pastori sono riusciti a conservarla in anfratti nascosti e si beve. Si cammina su nuda roccia, asprezza dei luoghi, stanchezza e pesantezza di gambe e garretti.
Fruncu mannu e giù verso Sedda Artanule, per trovare un po’ di bosco, costeggiando Costas d’Ossu e monte Orudè.

Ginepri millenari fanno da cornice ad un antico villaggio, con spesse mura medioevali. Ci accoglie per una sosta cuile Mudrecarbu, architetture rinnovate con radici di antica e solida cultura dei pastori dorgalesi.
Su per monte Omene, sotto di noi scorre placido e grigio il Cedrino, nella sua valle verso le baronie.
La scala di discesa, ripida, sconnessa, faticosa. Guadagniamo Gurruttone, sfatti e soddisfatti, in una giornata di fine estate.