Gorropu cattedrale dio Sardegna

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Quasi fosse la Cattedrale gotica del calcare, ma forse lo è. Visitatori, tanti, plurilingue, Italiano, Sardo, Tedesco, Inglese, in questa domenica di metà settembre, si avvicinano a Gorropu, in religioso silenzio; lo attraversano come luogo sacro, come la cattedrale più suggestiva d’Europa appunto. I suoi quasi 1500 metri di lunghezza spezzano in due il centro della Sardegna, in un disegno che solo il Dio della bellezza può aver immaginato. Col gruppo “Sentieri di Barbagia”, Piero in regia, ma impegnati tutti, Filippo,Tina, Tore, Pasqualino, GianLuigi, Raimondo dalle pianure inglesi, Manuela e i suoi da Oniferi, da Gavoi, da Nuoro.
Già il ponte di S’abb’arva, ricostruito e ricostruito dopo le alluvioni, offre lo spettacolo del Flumineddu che bianco- blu si riprende la valle di Oddoene; è riemerso dal suo misterioso fluire negli abissi dal supramonte di Orgosolo. La valle dei dorgalesi immersa nel verde delle vigne, grappoli appesi e profumo di sudore e lavoro. Sulla destra lasciamo scala e Surthana, Monte Tundu, Scala Cucuttos, il massiccio verso Donianicoro. Sulla sinistra le forre che precipitano dalla striscia d’asfalto della 125. Quale spettacolo per gli operai di fine ottocento impegnati a fendere i costoni. L’antica carrareccia, dopo le sorgenti affioranti, ci precipita al canyon. The show must go on. Il ragazzo di Urzulei e la ragazza di Orgosolo in una straordinaria sintesi di solidarietà barbaricina, propongono il modesto ticket d’ingresso accompagnato da informazioni rapide e preziose. I primi passi dentro la gola fanno trattenere il fiato. Pareti altissime, da punta Cucuttos calcare accecante, massi rotolanti nei millenni, flora con tassi e olivastri centenari. E’ la parte dei bollini verdi, difficoltà media. Si va avanti. La strettoia, sguardo all’in su’, gira la testa. Silenzio, dicono, per non svegliare i mufloni lassù; potrebbero far ruzzolare pietre sulle nostre teste. Ma la compagnia avanza rumorosa. Bollini gialli, la difficoltà si fa seria, passaggi sorretti da una cordicella. Sino al bollino rosso che solo i più audaci manifestano l’ardire di superare. Evidenti i segni della furia dell’acqua quando si sveglia dal suo torpore. Guadagniamo l’uscita, consapevoli di aver calpestato le pietre rotonde del mostro sacro dei monumenti naturalistici del vecchio continente.
Sett 13 Matteo Marteddu