Il primo ricordo

Una bambina all'Ardia di Sedilo

Ogni anno a Sedilo si rinnova il rito dell'Ardia. Una corsa dedicata a San Costantino Imperatore. La corsa è sempre uguale e sempre, inevitabilmente, diversa.

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“C’era una volta una bambina in un caldissimo pomeriggio d’estate. Erano circa le quattro e mezzo e aveva sentito dire a sua madre e sua nonna che quella era conosciuta come la settimana più calda della stagione. Era sempre stato così e quell’anno non poteva essere altrimenti.

Suo padre e suo fratello maggiore si preparavano e la bambina aveva già capito che non era tra le intenzioni dei due portarla con loro.

Ci provò comunque:

“Dove andate?”

“A Sedilo a vedere l’Ardia”

“Posso venire?”

“No fa troppo caldo per te”

La piccola accennò un musetto deluso. Il cugino, che era da poco sopraggiunto, se ne accorse e le disse: “Non ti preoccupare, ti porteremo qualcosa. Cosa preferisci? Pistapoddighese o Bielassa?”

Pur ignorando di cosa si trattasse, quelle due cose le parevano molto affascinanti, perciò una valeva l’altra e rispose senza pensarci troppo su: “Mmmh pistapoddighese!”. Solo in seguito scoprì che si trattava di due cose inesistenti, inventate a posta per giocare con la buona fede dei più piccoli.

La comitiva partì e mentre li guardava allontanarsi pensava: “L’anno prossimo ci andrò anch’io”.

Così fu. L’anno dopo teneva stretta la mano di suo padre. In realtà non aveva ben capito dove si andava. La cosa la entusiasmava e la spaventava allo stesso tempo. L’entusiasmo derivava dalla conquista di raggiungere un posto che l’anno prima le era stato negato. La paura, invece, aveva un nome: Ospitone.

Ospitone era il suo cavallo. La bambina lo amava come si ama qualcuno della famiglia. Era nato il giorno del suo quarto compleanno e da allora era stato amore, affetto, familiarità, rispetto reciproco. Purtroppo o per fortuna Ospitone era, in quel periodo, un cavallo molto richiesto dai cavalieri della zona, così quando fu preso in prestito per partecipare all’Ardia di Sedilo, la piccola sentì come un morso al petto, pur non sapendo ancora con chiarezza a cosa andava incontro.

Era il 6 luglio. Il sole infuocava ogni cosa e perfino i sedili dell’auto erano incandescenti. Emanavano un odore caldo, di plastica e stoffa riscaldata, mentre dal finestrino si sporgeva una manina in cerca di un filo d’aria per alleviare il mal d’auto.

Finalmente Sedilo. In realtà il viaggio era durato appena un quarto d’ora ma la temperatura aveva reso tutto infinitamente lungo e pesante.

L’auto venne parcheggiata lungo la strada. A sinistra in alto il santuario di San Costantino Imperatore, in basso a destra il Lago Omodeo. In cielo planava un ultraleggero: il padre le spiegò che era lì ogni anno. Un appassionato preferiva assistere dall’alto alla manifestazione, di certo da una posizione privilegiata.

L’Ardia si compì come sempre. Il rito che rivive la battaglia sul Ponte Milvio tra Costantino e Massenzio non cambia mai, pur cambiando sempre. La bambina vide Ospitone sfilargli davanti in mezzo a tanti cavalli, in un vortice di polvere, sudore, saliva. I corpi degli animali si battevano tra di loro, spronati dai loro cavalieri, pronti a tutto pur di sfidare l’abilità della Prima Bandela.

La bambina era orgogliosa del suo cavallo ma continuava a temere quella corsa scellerata e pur così carica di fascino e suggestione. Non durò, comunque, tanto. Giusto il tempo necessario perché tutto si potesse compiere secondo tradizione. Raggiunto il suo cavallo la bambina gli diede un bacio, una carezza e tirò un respiro di sollievo”.


Questo è il mio primo ricordo dell’Ardia. Da allora solo poche, pochissime cose mi hanno tenuto lontano da Sedilo il pomeriggio del 6 luglio di ogni anno. Questo non è un evento solo per chi ama i cavalli o l’equitazione, non è solo per i sardi e non è solo per i turisti. L’Ardia è di chiunque riesce a vivere in essa un’emozione infinita, di chiunque sente il cuore accelerare mentre la banda musicale raggiunge la chiesa e sa che da “Su frontigheddu” il capo corsa immagina e pregusta il momento migliore per battere i talloni sui fianchi del suo cavallo e scendere in picchiata, giù per la discesa, quando nessuno se lo aspetta. “S’animu”. La chiamano così i sedilesi, quella forza necessaria ad affrontare la corsa, i pericoli, l’emozione. Si tratta di una specie di nozione arcaica di adrenalina. Non a caso si tratta del maschile del sostantivo anima. A l’Ardia non conta il fisico, ma quello che porti dentro. Conta la tua anima. S’animu.

Il 6 luglio ritrovi tutto ciò che hai lasciato lì un anno prima. Il profumo degli arrosti di pesce in lontananza, il colore giallo e verde del paesaggio, la chiesa con i suoi innumerevoli ex voto, la gente. Gli amici e i conoscenti che si vedono una volta all’anno, per San Costantino, le bancarelle con il torrone tipico, le candele piegate su stesse per il troppo sole.

Si ritrova perfino quella bambina che tiene stretta la mano del padre e spera che al suo cavallo non accada niente e sia una buona corsa.