Il racconto di un'escursione non priva di insidie e imprevisti

Le ceppaie di Serra Ovra: Baunei e dintorni

Luoghi di vecchi sentieri di capre e carbone dove ... " i caprari hanno reso razionale la loro solitudine"

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Dovevamo provarci. Piero ed io. Ultimo giorno di questo giugno che si e' ripreso l'estate. Quei sentieri scavati e travolti dal tempo, tra Serra Ovra, Plummare e la codula di Sisine.

Un tempo lì, si sono giocati i destini di larga parte di Sardegna. Dalle ceppaie oggi c'e la rivincita dei nuovi boschi.
Ma Attila ci è passato, eccome; sotto i civilissimi abiti delle imprese del carbone, Toscani, Piemontesi, forse inglesi. Hanno lasciato il bianco accecante del calcare.


Tagliati a raso i quercus ilex, i ginepri, i tiribinti, chessa e 'monte. Da Olorbisi, dopo la chiesetta di San Pietro del Golgo, Baunei, addobbata come si conviene alla festa, nella pista polverosa e sassosa, inizia la salita.

Sono subito evidenti le tracce dei sentieri del carbone. E sulla piana della serra le ceppaie si sono riprese il loro spazio…E’ lontana l’eco delle polemiche a Ottana: una nuova centrale a carbone!! ripiombati nel XIX secolo? Roba da matti e faccendieri degli affari, comunque, anche passando sopra il cadavere di madre Sardegna.

Spero monti la ribellione. Se no venite qui, buffoni, a vedere, a proposito di carbone, lo scempio del secolo.

Si prosegue perché qui la bellezza ha cancellato le storie di bruttezza.
Un muro a secco, sembra che nasca dal mare blu, di pietra calcarea, divideva le greggi; su muru ‘e mesu serra.
Armonie di una economia libera a gestione complessa. In cima l’ovile di serra Ovra appare come un “compound” nella sua complessità architettonica: su pinnettu centrale, la dispensa per le derrate, le architetture di ginepro, per l’allevamento, capre e capretti sui quali la cura e le attenzioni erano estreme.

Ci lasciamo alle spalle la finestra incantata, aperta sul golfo, sotto di noi; dal belvedere, l’arco di Biriala, la costa e le sue spaventose falesie, verso Monte Santu, Su Feilau e Mudaloru, bacu Padente e Serra Lattone.

Quindici minuti e siamo al punto in cui i caprari hanno reso razionale la loro solitudine. Un sistema idrico incredibile, per raccogliere ogni goccia d’acqua, in su Pussetto, negli anfratti del calcare arsi dal sole. L’acqua è buona per il viandante. Lasciamo Plummare e iniziamo l’esplorazione.

Non facile benché guidati dalle tracce dei vecchi sentieri di pastori e carbonai. Dopo un paio di lunghe ore scoviamo l’ovile: cuile Anidei. Nascosto in un intrico di vegetazione. Forse il piu’ arcaico che mi sia capitato di vedere.

La cornice della sommità è unica e intatta; il ricovero di capre e capretti, nella sua meticolosità costruttiva, testimonia l’ansia della vita comune tra uomo e animale, quasi a voler condividere il destino di angoscianti solitudini.

Inizia la discesa verso codula Sisine. I sentieri sradicati da frane, tornanti non piu’ praticabili, difficoltà a doppia E, garretti in stress. Su una parete si apre una finestra: ci mettiamo il naso; una grotta a pozzo, infinita e indefinita, panico.

Discesa sempre piu’ dura; si intravede la codula, ma siamo prigionieri sopra le cenge. Corriamo ai ripari e ripercorriamo sentieri abbandonati; finalmente il battuto, dentro il bosco; la caparbietà ha premiato. Dopo sei ore a Pran’e Murtas, verso il dolce dondolio delle onde di Sisine. La risalita, tra lo spettacolo delle pareti e delle rocce che lambiscono il cielo. Narrazione, natura e storie si consumano tra polvere e sudore. Capre che saltano tra il bianco e il verde; lancette di un orologio che non sempre vanno avanti.