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 Matteo Marteddu ci racconta una delle sue passeggiate

Dune in bianco e nero a CapoComino

Occhi esperti che guardano oltre la bellezza del territorio, per raccoglierne l'onestà e l'autenticità

17/05/2013 10:57:00
matteo marteddu
Reporter Gold
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Si legge Capo Comino e la fantasia corre subito alle dune di sabbia bianca, le più estese del Mediterraneo, quelle che ti fiondano in “un insolito destino nell’azzurro mare…..”.
Beh, è invece un lembo di terra che, in queste giornate di mezzo maggio, riserva sorprese inedite, non dette, non scritte, tenute gelosamente custodite, in primis dagli stessi Siniscolesi.

Sarà che è un popolo sobrio, lontano dalle luci della ribalta degli altri spezzoni della costa orientale, da sud a nord; sarà che si sono accontentati di quei borghi a mare, dalla Caletta a S.
Lucia, un po’ colonie, un po’ villaggi muti; sarà.

Ma Capo Comino è incontaminato, dal fascino di sempre, con suggestioni sempre nuove. Se lasci la macchina all’incrocio, quello di sempre, curva chiusa, pericolosa, baretto di campagna, senza lucicchii delle estati finto smeraldine.

A piedi percorri il nastro d’asfalto e noti che la cultura orticolo contadina, non confligge con le aspirazioni dello sviluppo turistico. Qua e là qualche abuso.
E’ tutto sotto controllo. E hai il mare sulla sinistra, che digrigna i denti, che schiaffeggia gli scogli di granito grigio. Sulla destra, quel che resta della vecchia ETFAS, gloriosa; case rinnovate, eleganti, agriturismi, campagne.

Prosegui e si aprono le dune, maestose, ricoperte di fragile vegetazione che le custodiscono e le riparano. Un arcipelago di isolette, distesa di alghe in un ecosistema perfetto. Attorno ai ruderi del vecchio porticciolo, il nero del carbone che penetra in profondità; grumi indelebili di storie, che anche qui testimoniano l’approdo dei predatori di Sardegna.

Schiuma bianca sbatte sugli scogli, in questo metà Maggio di primavera incerta. Ma è sulla destra che si aprono scenari unici. Il verde che invade la collina, fin su. Percorro l’antico sentiero che si aggrappa alle batterie antiaeree.
La vecchia carrereccia tra mirto, corbezzolo, spina santa, sughero, mudrecu in fiore, ginepri; sinfonia di macchia mediterranea. Il progetto comunale, elegante e innovativo, ha ridato al rudere della batteria di guerra, la vitalità di piattaforma per lo straordinario skyline delle bellezze di Sardegna.

Il faro si staglia bianco, laggiù, a chiudere il golfo di Orosei. E Berchida dall’altra parte, con le spiagge che accendono la fantasia. Poi i monti, le cime del Montalbo, da Gurturgios a Cupetti. E domina il silenzio. Anche i tedeschi, in giro qui con i loro camper Mercedes, forti e si vede, del differenziale dello spread, in questa primavera tarda, chinano il capo; che qui natura e storia producono ciò che loro non hanno.


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