trenino che non c'è

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Rumori del treno che non c’è di Matteo MartedduCorrono i pensieri in questa giornata piovosa. Giornate pesanti; la politica, i cambiamenti, le incertezze. Ma camminano anche le gambe, per fortuna. Lassù il cielo grigio e carico di pioggia. Il sole duetta un po’ con il castello dei Doria sopra Burgos. Poi scompare. Il grande fiume di Sardegna è a due passi, si sente il suo impetuoso straripare. Le valli de Sa Kostera sono straordinariamente animate di storia; i paesi aggrappati alla catena dei monti, oggi nascosti da nuvole e foschie, tra inverno e primavera.
C’è un paesaggio che odora d’antico e che è lì quasi nascosto; della vecchia ferrovia, dal Tirso a Chilivani è rimasta solo la traccia, un nastro di sterrato che spacca in due la valle e che percorro, senza meta precisa.I binari: storia dei villaggi del Goceano, dai primi del ‘900, quando le compagnie regie dei Savoia, o spesso quelle Inglesi, hanno voluto collegare le parti più intime e selvagge dell’Isola. Progetto audace e innovativo, tracciati lineari, non condizionati dalle furberie conservative dei possidentes. Curve di livello rispettate da ingegneri attenti e forse colpiti da quei paesaggi, sotto le torri del Castello.Tutto finì ai primi degli anni settanta. Rimane il nastro, la pista che percorro, nel silenzio dei rumori del trenino che non c’è più. Dalla periferia di Bono, verso Bottidda, i paesaggi non sono mutati da quando li guardavamo dai finestrini delle carrozze il legno,intirizziti e piegati su noi stessi, nelle mattinate invernali, per raggiungere il liceo di Nuoro.Camminare oggi sui residui dei ciottoli di trachite, accompagnato dall’esplosione della flora; colore verde intenso, finocchi selvatici, asfodelo, cardi spinosi, fico d’india, ferula in fiore, cipolline che seminano il bianco delle loro campanelle. Si incrociano i vecchi caselli, “ casotti” dei ferrovieri: ruderi, cucina con camono al primo piano, due stanze al secondo; “bagno” e pozzo d’acqua all’esterno. Vite vissute in un mondo che appare lontanissimo. Le vecchie stazioni, sono lì, testimoni muti di pendolari rumoreggianti, per decenni. Gorgoglii di torrenti che fendono i costoni, opere di buona fattura reggono il tempo, inesorabile. Bisogna andarci per stare dentro le suggestioni, in questo anfratto nascosto di Sardegna, che non incrocia l’ufficialità sponsorizzata. Io l’ho fatto. Aprile 13 Matteo Marteddu