Nuovo appuntamento per la rassegna TheatrOn

Dignità e diritti umani nel doppio appuntamento con Moni Ovadia al Verdi di Sassari

L'attore in città per il recital "Il registro dei peccati" ha partecipato al dialogo con Luigi Manconi su libertà e privazione e ospitato sul palcoscenico gli operai dell'E.On di Fiume Santo

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Due appuntamenti importanti hanno animato ed emozionato ieri sera il teatro Verdi di Sassari. L'attore Moni Ovadia in città per portare in scena il recital "Il registro dei peccati", alle 17 nel foyer del teatro Verdi, ha dialogato con Luigi Manconi in un incontro dedicato a "libertà e privazione" organizzato dall'associazione " Operai E.on Sassari (fonte: Mariangela Gallina)

abuondiritto.it/" class="targetBlank">A Buon Diritto" Koinè libreria internazionale e Mab Teatro.

Al centro della discussione la dignità dell'uomo, anche in condizioni di reclusione nelle carceri, con riferimento ai terribili fatti di violenza avvenuti nel 2000 al San Sebastiano di Sassari durante la rivolta dei detenuti contro la situazione di degrado del carcere. Fatti sconcertanti, che sfiorano l'assurdo e che spesso sono ignorati dall'opinione pubblica finché non vengono denunciati dalle madri, nel caso dei detenuti del San Sebastiano o dalle figlie, nel caso dell'ambulante Giuseppe Casu, ucciso dai maltrattamenti somministrategli nell'ospedale psichiatrico di Cagliari.

Donne, cittadine sole, esempi di immensa dignità, che attraverso la loro denuncia, non rinunciano ad avere fiducia in quelle stesse autorità che sono state causa del loro dolore.

La serata è proseguita con il consueto appuntamento con la rassegna TheatrOn e lo spettacolo "Il registro dei peccati. Racconti, melopee, narrazioni e storielle. Recital - reading sul Khassidismo" ideato e interpretato da Moni Ovadia.

Un pubblico numeroso per l'attore milanese di origini ebraiche che armato di leggio e Ipad, ha dominato il palcoscenico spaziando dall'Ebraismo al Cristianesimo, similitudini e contraddizioni di due culti legati indissolubilmente.

Dalla riflessione sulla cultura yiddish, Ovadia ci conduce in un viaggio nel Khassidismo, corrente fondata dal rabbino Ba'al Shem Tov.

Anima del Khassidismo è una spiritualità altissima che vestiva l'anima dei figli della diaspora, di colori sgargianti, come nei mondi descritti nei quadri di Marc Chagall.

"Esseri spirituali che fanno un'esperienza materiale" (Teillard de Chardin) hanno poco a che fare con la violenza e la brutalità di questo mondo, ma nonostante questo, sono immersi profondamente nella fragilità della natura umana. E' la pietà verso l'altro e il grande spirito di inclusione è accettazione della condizione di fragilità e dignità dell'uomo che rende le loro anime così belle ed è proprio questo sentimento che la nostra società dedita alla superficialità e al consumismo dovrebbe recuperare.

Il nomade teatrante Ovadia rapisce con i suoi racconti, affascina con il suo canto, è capace di trasportare in culture e mondi molto lontani e farli sentire propri a chi lo ascolta. Attraverso la narrazione, il canto e l'umorismo ci racconta come nella religione ebraica si celebri il divino.

La narrazione, arte divina in cui risiede l'essenza di ognuno di noi, esistiamo perché abbiamo una storia da raccontare, la nostra storia.

Il canto come espressione più alta della spiritualità e che l'attore identifica nella figura della suora libanese Marie Keyrouz, dalla voce e musicalità straordinaria.

E infine l'umorismo come mezzo per sfuggire all'idolatria e al bigottismo attraverso i witz, le storielle ebraiche. La risata ha origini antichissime, nel libro della Genesi, il primo a ridere di gusto, fu proprio il centenario Abramo quando l'Arcangelo annuncia che avrebbe avuto un figlio, Isacco, che in ebraico significa infatti "risata". Per portare un esempio vicino al nostro mondo, Ovadia cita il suo grande amico Don Gallo, come esempio di uomo di fede, che con grande ironia non teme a esprimere le proprie opinioni, prendendo posizioni a volte anche lontane dalla chiesa.

Applausi fragorosi al termine della performance e un tripudio di flash subito dopo, per un finale che non poteva essere diverso, con una personalità come Moni Ovadia sul palcoscenico. In una giornata dedicata alla dignità umana e al rispetto dei diritti della persona, tralasciare la piaga dei licenziamenti e della disoccupazione, che affligge la Sardegna non sarebbe stato possibile. Operai e sindacalisti E.On di Fiume Santo hanno accettato l'invito di Mab Teatro, per far sentire ancora meglio la loro voce, contro la multinazionale tedesca che entro il 2014 licenzierà 120 lavoratori. Sul palcoscenico gli operai, tanta emozione e un lunghissimo striscione. A rappresentarli il lavoratore Giuseppe Fadda che esprime l'appello più semplice del mondo, talmente semplice che ci si stupisce come in quest'epoca di presunta modernità ci sia ancora qualcuno che senta il bisogno di pronunciare queste parole:

"Noi qui, che non siamo bravi a tenere il palcoscenico, perché siamo operai, tecnici, impiegati e quindi non artisti, siamo venuti a parlare ed a raccontarvi le nostre paure e i nostri desideri : paura di perdere un lavoro che permette una vita dignitosa per noi stessi e la nostra famiglia e il desiderio di condurre una vita dignitosa insieme alla nostra famiglia. Stiamo forse chiedendo troppo?"