XXI edizione della Giornata Fai di Primavera

Una domenica al Teatro Verdi di Sassari

Una giornata per vivere le nostre città, conoscere i luoghi dove si è scritta la storia e immaginarne un futuro migliore

13089 punti 10 Eventi pubblicati 17 Notizie pubblicate 5 Commenti 24.537 Visite ricevute 364 Condivisioni su Facebook

Tempi bui per i beni culturali e i luoghi storici delle nostre città, in quest'epoca dove ciò che è vecchio è per forza da rottamare davanti al nuovo che avanza. I tagli alla cultura impongono piccolissimi budget che vengono reinvestiti in nuovi progetti, a volte fortunati, altre meno, divenendo presto relitti abbandonati a se stessi.

Tagli di fondi, monumenti che crollano aggiungendo rovine su rovine, sfregi alla cultura e alla storia che cancellano un passato che sembra non interessare più a nessuno.

Penso a Sassari, la mia città e mi rendo conto di quanto ci sia da fare, penso alla mia isola, la Sardegna, e capisco che in un mare di burocrazia e sprechi, l'azione di ognuno di noi è fondamentale.

Questa è una verità semplicissima. Per salvare i luoghi dal declino e dall'oblio, un ottimo inizio è vivere le nostre città, conoscere i luoghi dove si è scritta la storia e immaginarne un futuro migliore.

Ci sono storie che meritano di essere raccontate, che parlano di luoghi, persone, di noi, dei posti dove siamo cresciuti: ascoltarle è semplice, basta solo prestare un po' di attenzione.

In occasione della XXI Giornata FAI (Fondo Ambiente Italiano) di Primavera abbiamo visitato una realtà sassarese che merita di essere ascoltata e vissuta: il glorioso Teatro Verdi.

Il Verdi non è una realtà in declino anche se alcuni sostengono abbia perso il suo primato dopo la nascita del nuovo teatro nel quartiere Cappuccini. Io penso che il Verdi continua a mantenere il ruolo che ha sempre avuto e che oggi sia più vivo che mai, rafforzato dalla lunga storia di cui è protagonista, dalle persone che tutti i giorni lo animano e dai progetti che verranno per il futuro.

La vera fortuna di questo luogo, infatti, è l'amore delle persone che oggi come in passato continuano a frequentarlo e renderlo vivo.

Dagli occhi di alcuni visitatori un po' più anziani, abbiamo ricordato l'epoca in cui la piccionaia era frequentata dagli studenti universitari che assistevano agli spettacoli sulle scomodissime sedute in legno. Il mal di schiena era niente se paragonato alla gioia di assistere alle performance di grandi maestri come Renato Rascel, Giorgio Albertazzi e tutti i grandi nomi che hanno reso il Verdi l'orgoglio della città di Sassari. L'emozione di un'anziana signora nel calpestare le tavole scricchiolanti di quel palcoscenico su cui aveva recitato più di quarant'anni fa.

Scoprire che per alcuni, quel teatro ha un odore particolare che riconoscerebbero tra milioni e che i ragazzi delle scuole superiori, che ci hanno fatto da ciceroni nella visita, conoscevano alla perfezione la storia di quel luogo perché avevano dedicato il loro tempo a visitarlo e a studiarne tutti i dettagli.

Un grazie quindi all'operato del FAI e a tutti gli operatori culturali che ogni giorno lavorano per creare dei momenti di condivisione e di unione tra le persone, per non dimenticare quello che l'arte dovrebbe essere e cioè un momento di crescita per ognuno di noi.