Quarto appuntamento per la rassegna TheatrOn a Sassari

Delirium Vitae, tra precariato e flessibilità il ritratto di un'Italia che non si arrende

Michele Vargiu e Giulio Federico Janni portano a teatro la commedia dell'attesa

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Siamo stati a teatro per il quarto appuntamento della rassegna TheatrOn a Sassari e abbiamo avuto il piacere di conoscere il sassarese Delirium Vitae.La repubblica del le faremo sapere (fonte: web)

michelevargiu.com/" style="color: #0099dd; font-family: segoe ui,lucidagrande,lucida grande,dejavu sans,lucida sans unicode,arial,sans-serif; font-size: 13px; background-color: #ffffff; text-decoration: none;">Michele Vargiu e il romano Giulio Federico Janni con il loro spettacolo Delirium vitae. La repubblica del le faremo sapere.

"Le faremo sapere" è la frase più temuta da chiunque aspiri a trovare un posto di lavoro, ma anche la più sospirata e a volte desiderata, quando alla famigerata consegna del curriculum corrisponde puntualmente un silenzio tombale.

Insomma, un'eterna attesa, colma di speranze, per qualcosa che giorno dopo giorno, diventa un miraggio sempre più lontano, da diritto a privilegio: il posto di lavoro.

A consolarci il fatto che i disoccupati sono tantissimi e galleggiano tutti sulla stessa barca, che, nel caso di Delirium Vitae, si materializza in una interminabile fila all' agenzia interinale.

Vargiu e Janni portano alla luce la storia di due generazioni a confronto ognuna con i propri miti e le proprie paure. Un moderno sogno americano, ma all'italiana stavolta, dove la patria per realizzare ogni speranza è la famigerata agenzia Interinale, luogo dove ha inizio il viaggio, dominato da precarietà, instabilità, flessibilità e dove non esistono regole se non accettare qualsiasi compromesso pur di ottenere l'agoniato impiego.

Pochi elementi sul palcoscenico, solo un paio di sedie per non rubare l'attenzione ai dialoghi tra i due personaggi, che si alternano tra monologhi intensi e reali come un pugno nello stomaco e momenti di grande risata liberatoria.

A chiudere il cerchio l'acuta contrapposizione tra i due protagonisti. Il primo, interpretato dal divertente Vargiu, rappresenta il prototipo grottescamente reale di una generazione illusa, che non riesce ad andare oltre lo schermo della tv, nutrendosi di superficialità e intrappolata in confini sorprendentemente piccoli.

A lui si affianca il personaggio interpretato da Giulio Federico Janni, disilluso compagno, laureato in filosofia con moglie e figli a carico, veterano nel tragicomico universo della precarietà e in equilibrio tra impegno sociale e lavoretti part time. A lui il compito di regalarci i momenti più toccanti, nel racconto della quotidiana fatica del vivere, dei nostri padri e di tutti coloro che hanno tenuto duro e che tra mille sacrifici non hanno mai smesso di crederci.

Delirium Vitae è un quadro amaro e reale di quel teatro dell'assurdo che è l'Italia di oggi, dove i moderni eroi di tutti i giorni, combattono la quotidiana battaglia per arrivare a fine mese in un mondo paradossale. E' un racconto in cui tutti ci riconosciamo e che non cede alla tentazione di guardare al futuro con malinconia e rassegnazione. Uscendo da teatro è impossibile non riflettere su una realtà di cui tutti parlano, ma nessuno ha il coraggio di raccontare veramente.

L'ironia pungente dei due protagonisti ci permette di ridere anche di un argomento così scottante e di trovare un punto di distacco per non cadere nell' indifferenza verso una realtà alla quale, purtroppo, rischiamo di fare l'abitudine.