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 Il racconto di un'escursione che si ripete ogni anno come un rituale

Pellegrini verso la cima di Monte Gonare

Con gli occhi sulla Madonna di Gonare, pellegrini verso la cima di Monte Gonare, si rinnova l’appuntamento annuale qualche domenica prima di Pasqua.

25/03/2013 14:59:00
matteo marteddu
Reporter Gold
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“Riscoprire la gioia del credere e ritrovare l’entusiasmo” è il tema.

La primavera sposta in là il suo start-up. Questa mattina, alle 5,30, ancora buio e discretamente freddo. La chiesa di San Paolo, nella ripida salita di Monte Gurtei, si anima di persone e di sentimenti.

Tutte le età. I ragazzi delle comunità dei Foulard Blancs e del M.A.S.C.I.,con i loro colori tra il blu intenso e il giallo oro.

Don Piero Mula, in trasferta dal Sacro Cuore, predispone il cuore di tutti all’ascolto e al pensiero in un momento nuovo e di grandi speranze per le comunità ecclesiali.


Percorriamo la parte ovest della città, verso Badu e carros e la periferia di Città Giardino. Silenzi nel filare delle case ancora immerse nella notte.

Superiamo Predas Arbas e imbocchiamo la vecchia carrareccia di Corte. Avanti la croce di legno chiaro che indica la strada e la meta dello spirito.

La prima sosta consente a Don Mula di riprendere il filo della Parola che oggi offre la liturgia e che da il senso alla fatica dei pellegrini di Gonare. Il simbolo di un piccolo sasso nelle nostre mani evoca la consapevolezza dell’importanza delle cose vere e non delle superflue.

Si prosegue attraverso le campagne che il chiarore dell’alba ci mostra di un verde intenso, straordinario. E’ come attraversare il cuore di Barbagia; greggi di pecore, pastori nella loro operosità mattutina, forse increduli nel vedere quella Croce fendere sentieri e acquitrini e nell’udire i canti e le chitarre che lodano Dio.

“Benvenuti allo Spirito Santo”; è la scritta un po’ audace che accoglie i pellegrini nell’area del Santuario di Badu Orane. Sosta, scambio di opinioni e di battute, caffè caldo.
Seconda riflessione, il senso della purificazione. Il lavacro delle mani nell’acqua fredda di un abbeveratoio campestre, ci spinge a liberarci delle incrostazioni inutili e ci riconcilia con la natura, qui davvero autentica.

Terza sosta di riflessione canti e preghiere, ai piedi della antica chiesa incompiuta di San Sebastiano. Bella struttura in graniti poveri che da oltre tre secoli, a dispetto dell’abbandono, sfidano i tempi e che richiamano una religiosità profonda permeante lavoro, vita, morte dei popoli di questi luoghi.

Forte e ovvio il richiamo al “Francesco” di questi giorni che genera nuovi entusiasmi e nuove speranze.

Ci lasciamo alle spalle la carrareccia fangosa; l’asfalto e la salita mette a dura prova spirito e corpo. Ma si va, si sale, ciascuno con sé stesso, la propria fatica i propri pensieri. La meta è ancora su, suggestiva con i segni dell’ultima neve di fine Marzo.

Ancora una sosta per raccogliere le forze e per indirizzare le volontà. Un comitato di persone generose di Orani accolgono i pellegrini. Ma la meta è il santuario di Gonario di Torres e anche noi vogliamo esprimere la nostra gratitudine a Maria per la luce nelle tortuose e strette strade della vita.La parola di Don Mula dentro le mura della chiesetta risuonano di pace e di speranze, richiamano al’’impegno e alla riflessione, indicano il punto di attracco per riconoscere, nonostante tutto, la verità.

Non possiamo non sentirci pellegrini del mondo, al centro della Sardegna, in una mattina di fine inverno. Lo sguardo coglie il Gennargentu innevato, la catena del Corrasi e i faraglioni del Supramonte orgolese; il mare a Est, il Marghine a ovest e le comunità dei villaggi che possiamo contare, infiniti e che da secoli guardano a questo Monte come quello de “Sa Soverana Pastora”.



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