Escursione sul Monte Spada

Neve a Fonni, tra ambizioni e suggestioni un bianco che incanta

Quando ti avvicini e la accarezzi, ti accorgi della sua quasi inconsistente morbidezza

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Quando ti avvicini e la accarezzi, ti accorgi della sua quasi inconsistente morbidezza.
La Neve, sopra Fonni, ma soprattutto quando la violi o la violenti, e non vorresti farlo… Macchina a Donnortei; la scelta è per Monte Spada, le campagne intorno sono d’un bianco ancora sporco, gli scarponi, con Talo e Juan, battono l’asfalto umido con graffiature di gelate notturne.

Superiamo il bivio per Bruncu Spina, abbiamo le idee chiare.

Compare la maestosità dello Sporting club; giace nella sua solitudine triste, come una splendida donna che si è addormentata morente, in un destino di abbandono, dopo i fasti della sfuggente gioventù.

La neve già copre tutto, con la sua bianca mestizia, anche le devastanti distruzioni dell’uomo.

Andiamo avanti nello sterrato; era, uno sterrato!

Adesso è un tappeto di neve limpida, incontaminata che mette in discussione anche le nostre certezze sul sentiero da percorrere.
Un unico segno di passaggio leggero, scarpone di pastore fonnese, aduso a queste altitudini, da generazioni.

Ci lasciamo alle spalle quello che doveva rappresentare un turismo diverso: l’impianto originario di risalita di Monte Spada.
Memorie di ambizioni perdute.

Ormai non abbiamo più orizzonti se non il bianco accecante; reggono le roverelle appesantite e curve sotto il peso dell’inverno, qui, vero.

Un po’ di discesa e si intravede un capannone, non il solito ovile; ricovero con i segni della modernità, per gli animali che debbono convivere con le divinità delle altezze.

E sono le cure di ziu Nolis, 80 inverni e 80 primavere, da queste parti, che è riferimento per una vita che allontana gli stenti anche per il bestiame.
Ziu Nolis, da quindici giorni percorre a piedi le montagne imbiancate; la sua Pandina non regge la profondità dell’inverno; ma il suo legame, forse d’affetto, prima che economico, che affonda in generazioni dopo generazioni, è protettivo e genera la fantasia e la realtà del pastore protagonista di queste montagne.

Ziu Nolis da un senso anche alle nostre incertezze; affrontiamo la salita verso la cima della croce.
Salita dura, la neve ha cancellato le tracce del sentiero, affondiamo in cinquanta centimetri di delicatezza inviolata.
Ci diamo il cambio per agevolare l’arrampicata, utilizzando l’uno le orme profonde dell’altro.
La cima è speciale, gli orizzonti sono incantati. Corrasi, Monte Novo, Solita, Sa Pruna, Corr’e boi, La Marmora, punta Paolina, Sa punta manna di Ollolai. Siamo ombre nere tra cielo e terra.L’armonia è di queste parti; chissà se scendendo a valle la ritroveremo.