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Luoghi di rapaci: Punta GURTURGIOS

Attraversiamo Il paese, ancora chiuso nella sua ritualità domenicale, di buon mattino. Decisi, con Talo e Juannanghelu, a calpestare tratturi sentieri e calcare e avere poi qualcosa da raccontare.

17/12/2012 19:04:00
matteo marteddu
Reporter Gold
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Luogo di Rapaci. Punta GURTURGIOSGUARDANDO

da Guzzurra, la cantoniera messa a nuovo, sulla provinciale Lula -S.Anna, quel massiccio grigio bianco del mont’Albo, un po’ di apprensione.

In una mattina plumbea, piovosa d’inizio inverno di Barbagia. Attraversiamo Il paese, ancora chiuso nella sua ritualità domenicale, di buon mattino. Decisi, con Talo e Juannanghelu, a calpestare tratturi sentieri e calcare e avere poi qualcosa da raccontare.

Nel bosco, umido della rugiada notturna, sentiero 105, con precisione CAI, S’Ena e Talisi, attenti in giornata di caccia grossa.
Verso su, Mariane Jana e Janna e Petru Arche. Nomi che parlano di porte, di valichi di tentativi ripetuti nella storia , di attraversare il monte; di vincerlo, di non lasciarsi sopraffare.

Pastori, contadini, cacciatori purtroppo, oggi, escursionisti come noi. La sfida del monte. E tagliatori di boschi per il carbone, ferita storica incisa nei percorsi che tagliano il calcare.

A Janna Ferulargiu decidiamo , svolta a sinistra. Salutiamo le cime in fila sulla destra: Ferulargiu, Catirina, Turuddò. Si apre davanti la valle della Baronia, valico di Sa Pruna di Irgoli, lo skyline di Capo Comino, il mare di S. Lucia.. Montalbo chiude davvero un pezzo di Sardegna.

Percorso aspro, difficile, scivoloso. Aggiriamo punta Mutrucone per risalire su. La valle che apre i sentieri ,anfiteatri di pietre bianche, contrasto con il verde di una vastissima varietà di flora. Più fantasia, pare, ma è realtà.

Proseguiamo agguerriti per Sos Aspros, si apre il cielo sopra di noi, il sole fa capolino sulla sinistra si staglia con la sua straordinaria mestosità Punta Gurturgios.

Evoca epoche in cui questi rapaci trovavano rifugio su quella cima, esposti ai venti di tramontana che soffiavano e soffiano impetuosi dal mare di Tavolara , lì, ben visibile e dai contrafforti del Limbara.

Questa parte del massiccio calcareo, tra Lula, Lodè e Siniscola è un libro aperto, spalancato ricco di informazioni, di storie, di vita. Ruderi sparsi negli anfratti, al riparo dalla violenza del vento, narrano di economie di lavoro duro, allevamento e semina e raccolta di grano da portare giù nei villaggi.

Ci spostiamo dalla parte sud , le pendici de su Cuccurarvu con i gradoni in calcare bianco riflettente il sole di mezzodì che sfonda il cumulo delle nubi dicembrine. Ancora risuonano, in qualche modo sinistri, rumori sordi di fucilate, giù nelle vallate.

Rumori comunque di morte, mentre noi riscopriamo il valore della vita della montagna incantata. Difficoltà e sudore per riposizionarci verso la scala in discesa . S’Adde Riu Siccu è lontana. Quando arriviamo abbiamo la sensazione di aver attraversato due mondi e di aver assaporato sensazioni e suggestioni nel tessuto di una tela policroma, dai colori che ti rigano l’anima.
Ci torneremo, naturalmente.

Nuoro dic 12 Matteo Marteddu


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