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Passaggio a nord-ovest: Treslacanas

Un fazzoletto di terra, un corridoio di nessuno, rispettato perché testimone nei secoli, di incroci, scambi e bardane, assalti e difese; di vita vissuta e pulsazioni vere.

27/11/2012 12:59:00
matteo marteddu
Reporter Gold
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Passaggio a nord-ovest: Treslacanas
di Matteo Marteddu

Ci fosse in Barbagia, la narrazione di un’epopea dell west, con scalpittìo di zoccoli di cavalli, rumoreggiar di greggi, faide di confine, fatica e sudore della conquista della campagna aspra; se ci fosse sarebbe qui, tres lacanas a racchiudere storie antiche tra Orotelli, Oniferi, Benetuti, e anche Bono e Orani.

Un fazzoletto di terra, un corridoio di nessuno, rispettato perché testimone nei secoli, di incroci, scambi e bardane, assalti e difese; di vita vissuta e pulsazioni vere.

Già questo dà il senso alla nostra escursione.
Da Sa Traversa, con Talo e Juannanghelu, giornata uggiosa, novembrina, per le dolci colline di Lottola e su verso Funtana Vritta, l’orizzonte che a nord chiude lo sguardo dalla 129.

Sulla sinistra Calone fa buona guardia, da qualche millennio. Pista per Madaulas, altipiano che fa un tuttuno con sa Serra, casa colonica diroccata ma con i segni ancora di antica nobiltà o presunta tale.

Sa serra di Orotelli è ancora intatta e selvaggia. Bosco e sottobosco preservato dal senso del bene comune degli Orotellesi; con le unghie e con i denti hanno difeso il loro diritto al pascolo e al legnatico pubblico nonostante feudalesimo e chiudende.

Qualche tesoro archeologico, nascosto ai più: i resti della tomba di gigante, con gli ortostati e l’area sacra in sito, nascosta ai più; val la pena andare a cercarla tra sughere e rocce con licheni.

Me le fanno notare, le rocce: paiono disegnate, nelle loro sagome inquiete, da abili mani di fate o architetti vaganti, qui ,su questi altipiani di confine.

Sa Serras si delimitano da queste parti: Orotelli e Oniferi. Due mondi distinti, due popoli, due storie da raccontare. Fino al corridoio dove compare Benetutti, Sa Costera e la piana di San Saturnino, con le chiese campestri del medioevo del giudicato di Torres, dei Pisani e Aragonesi.

Da Sa Serra di Oniferi verso la valle a sinistra, la pista si contorce in tornanti ripidi e incrociamo la antica mulattiera, oggi striscia d’asfalto.

Bretella tra Badu Erbeghes, Santa Restituta e sa Janna Bassa. Non sono nomi di fantasia: evocano ,si, fantasie e forse mitologia.

Da Neoleri, bel toponimo, a Kalarikes, mèta sempre ambita del nostro camminare.Verde intenso, riserva ricca per greggi affamate in tempi di siccità.Il maniero dei ricchi possidentes degli anni trenta del secolo scorso, conserva intatti i segni della forza economica, dei simboli del potere, fasci di combattimento negli stipiti dei balconi, anno XIII dell’era fascista.

I muri di granito bianco, perfetti gli artigiani orotellesi, trasudano ancora sudore e dolore dei “servi della gleba”, teraccos e massaios.

Occorre ammirare; i silenzi richiamano quasi una laica religiosità rabbiosa e indignata.
E… così riprendiamo. Sa Barza Tunda e la salita, dura, dislivelli seri, verso Cuccuros; con paesaggi verso ovest che delineano la Sardegna degradante nel marghine, accompagnando il sole che cala sulle coste di Bosa.

Sas Palas, Campu Preideros; riguadagnamo Sa Serra nostra, come si dice. Aeddos, la reggia nuragica ci accoglie protettiva forse come 800, 1000 anni prima di Cristo. Questa parte di Sardegna, chiusa e marginale rispetto alle traiettoria della civiltà di oggi, guarda dall’alto nastri d’asfalto che disegnano una improbabile rinascita agro zootecnica, sfiora l’orizzonte della piana del Tirso, pullulante di baracconi vuoti e di ciminiere spente. Di sogni infranti. Ma è il nostro passaggio a nord-ovest. Forse un’altra epopea.

Novembre 12 Matteo Marteddu


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