Sole d'autunno a punta La Marmora

Non so che giornata fosse, quando La Marmora, con la fatica dei sentieri aspri, scalò la cima nell’800.

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Oggi, fine novembre, autunno mite di Sardegna, vallate di solitudini intatte. Il cielo di quel blu intenso che solo questi paesaggi ti sanno dare. La pista per Bruncuspina, versante di Fonni. Salita dolce, continua, narici inebriate tal timo che segna e avvolge la montagna.
Da su, Ogliastra e Marghine, Campidano e Barbagia. Le piste da sci non decollano. Piano neve ? Si, rimane un piano; la concretezza realizzativa rimane un sogno.

Verso punta Paolina, sul crinale e alla nostra sinistra il sentiero che tocca i ruderi del rifugio “La Marmora”; per costruirlo ad inizio ‘900, ogni comune sardo si era quotato.
Simbolo di generosità e solidarietà, un’altra era geologica.
Oggi ammasso informe di pietre, ma fa parte del paesaggio dopo arcu ‘e Arthilai.
Le rocce ci accompagnano al valico per iniziare la salita verso la croce. Respiro affannoso, il sole riscalda la fatica. La compagnia, con Talo e Juannanghelu, è compatta e solidale.
La solitudine si riempie: una settantina di mufle e mufloni davanti a noi; schizzano leggeri fendendo l’aria, quasi in sospensione sul suolo aspro di pietra. Spettacolo unico. Anche loro festeggiano il sole d’autunno e le limpide sorgenti sotto “sas predas crapias”, qui sul Gennargentu.

La croce, in territorio di Arzana, è croce di Sardegna; Storia e storie e le cronache del presente inquieto qui si annullano e si fondono. Echi lontani di una terra difficile, di cammini incerti, guardando da lassù comunità raccolte in agglomerati urbani che resistono. Genti toste, serie e resistenti e anche squallore di imbonitori, maschere e venditori di speranze vuote.Quel sentiero che il CAI dedica a Pier Giorgio Frassati ci riporta giù. Andala pulita sul costone della montagna, tra le forre di Villagrande e Fonni. Sorgenti genuine e generose, come generosa è questa montagna, con i suoi richiami e il suo fascino.