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 L'appuntamento con la 17^ edizione di Monumenti Aperti è per sabato 11 e domenica 12 maggio 2013

Il viaggio di Sardinia Diary per i Monumenti Aperti 2012 si conclude nella splendida Bosa

Tra chiese barocche e romaniche, palazzi dalle facciate colorate, un ex conceria oggi Monumento Nazionale, un suggestivo castello, un ex convento e un assaggio di Malvasia, si chiude il nostro viaggio per i Monumenti Aperti della Sardegna.

30/10/2012 11:28:00
Alessandra Polo
Reporter Gold
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Aspettavo da tempo di visitare la cittadina attraversata dal fiume Temo, il borgo antico fatto di casette colorate arroccato lungo le pendici del colle di Serravalle su cui domina il Castello Malaspina.

L'occasione (grazie al progetto Sardinia Diary) si è presentata in una domenica di vento e pioggia che non hanno però impedito a me e Giulia Madau di spostarci tra i tanti Vista dal castello malaspina di bosa (fonte: Alessandra Polo)
monumentiaperti.com/monumenti.php?idc=138">Monumenti Aperti, accolte dai bravissimi ragazzi delle scuole di Bosa che facevano letteralmente a gara per raccontarci storia e aneddoti dei siti studiati nell'arco dell'anno scolastico.

Su Marenostrum, Tag Sardegna e Instagramers Sardegna il nostro foto racconto.


La prima tappa della giornata è stata la sede del coro di Bosa dove si tiene il Laboratorio di "Canto a tragiu", un modo di cantare a più voci che anche qui, come in pochi altri paesini della Sardegna, si è tramandato oralmente. All'origine di questa pratica c'è il piacere di stare insieme, di appartenere a una comunità, alla sua storia, il piacere di sentirsi portatori di una tradizione.

La nostra passeggiata è poi proseguita lungo Corso Vittorio Emanuele II dove si concentravano buona parte dei siti che avevamo in programma di visitare. Un tempo chiamato 'Sa Piatta', a indicare la via principale, era considerato il 'salotto buono' della città di Bosa.
Camminando con il naso all'insù, intente ad ammirare i colorati palazzi, siamo state colpite dal grande orologio che troneggia sulla facciata della chiesa del Rosario, un edificio barocco del XIX secolo.

Dopo una breve visita all'interno più sobrio della chiesa, ci siamo quindi spostate nel Palazzo Uras-Chelo, noto come Casa Deriu dal nome degli ultimi proprietari. Qui abbiamo girato per i diversi piani: in quello centrale si trovano oggetti e arredi della nobile famiglia che vi abitava. Negli altri piani di quello che oggi è un Museo, sono ospitate alcune esposizioni temporanee d'arte e di artigianato e la collezione permanente di Melkiorre Melis, l'eclettico artista bosano del Novecento, tra i più importanti esponenti dell'arte e della comunicazione, a livello nazionale, del periodo fascista.

Di fronte all'ingresso del Museo Casa Deriu si trova la Pinacoteca Civica dedicata ad Antonio Atza, uno dei più grandi protagonisti dell'arte visiva sarda della seconda metà del Novecento che donò le sue opere alla città di Bosa della quale era profondamente innamorato.

In attesa che si concludesse la messa nella Cattedrale ci siamo sedute ad ammirare la bella fontana in marmo che troneggia al centro di Piazza Costituzione, detta anche Piazza Fontana, per poi salire nella sede della Società Operaia dove sono custoditi i quadri del pittore parmense Emilio Scherer.
Ritornate al Duomo, ancora una volta, ci siamo ritrovate con il naso all'insù attratte dalle volte e dai dipinti che decorano le pareti realizzati sempre dallo Scherer.

A questo punto un certo languorino ci ha convinto a fermarci per assaggiare qualcosa di tipico, come ci piace fare ogni volta che visitiamo una nuova località. Abbiamo seguito le indicazioni e raggiunto il ristorante Borgo Sant'Ignazio per scoprire che fa parte dell'associazione della Strada della Malvasia di Bosa costituita da diverse altre aziende e comuni della Planargia.
Abbiamo scelto di assaggiare le panadas a base di carne e verdure ma poi ci siamo lasciate tentare da un delizioso profumino di calamari fritti. Ovviamente il nostro pasto è terminato con dei dolcetti sardi a base di mandorle, l'accompagnamento ideale per un'ottima Malvasia DOC.

Lasciato il ristorante ci siamo incamminate verso il Castello Malaspina, una delle fortificazioni medievali più conosciute della Sardegna. Da qui la vista sulla città toglie il fiato mentre i raggi di sole penetravano tra le nuvole riflettendosi sul mare. Nei pochi momenti in cui il sole faceva capolino abbiamo potuto godere delle tante sfumature dei colori pastello delle case del sottostante quartiere Sa Costa. Nel cortile del Castello si trova la chiesetta di Regnos Altos dove, a seguito di alcuni lavori di restauro, furono rinvenuti degli affreschi rivelatisi di straordinaria importanza per iconografia e stile.

Dopo la visita al Castello ci siamo spostate lungo i vicoli colorati del borgo medievale Sa Costa che sembra risalga al XIII secolo.
Ci ha piacevolmente colpito incrociare più volte durante il nostro cammino diversi turisti stranieri per niente intimoriti dalle condizioni atmosferiche.
Q
ui c'è stato uno scattare compulsivo di foto finchè non abbiamo ricevuto la telefonata dell'Assessore alla Cultura Angelina Piu con la quale avevamo deciso di incontrarci. Quale miglior guida per visitare il resto di Bosa?

Insieme ci siamo dirette al Teatro Comunale dov'era allestita un'esposizione di oggetti in "Filet", il ricamo tipico bosano, e dov'era in corso un laboratorio a cura dell'associazione 'La Foce', nata con l'obiettivo di far avvicinare le giovani generazioni affinchè quest'arte antica non vada persa. Tra le attività che organizzano con l'intento di dar risalto alle peculiarità che maggiormente caratterizzano e contraddistinguono Bosa e il suo territorio, ci sono i corsi di ballo sardo, canto o quelli per imparare a relizzare cestini in asfodelo.
Qui abbiamo incontrato la maestra di Filet Iolanda Dassu, una bella signora che, mentre ci mostrava con orgoglio i bellissimi centrini da lei ideati e realizzati, ci ha raccontato di avere imparato quest'arte dalla sorella quando aveva solo sei anni.

Ci siamo poi dirette verso la Chiesa di San Pietro, l'ex Cattedrale di Bosa, uno degli esempi più significativi di architettura romanica in Sardegna. Splendida nella sua semplicità.

La tappa successiva è stata il Museo delle Conce realizzato proprio all'interno di una delle antiche Conce restaurata per questo scopo. I ragazzi ci hanno mostrano macchinari e arnesi utilizzati per l'attività conciaria che a Bosa fu fiorente per tutto l'Ottocento, con sistemi di produzione all'avanguardia. I materiali prodotti venivano esportati non solo in Italia ma anche all'estero, soprattutto in Francia. La tradizione conciaria risalirebbe almeno ai tempi dei romani e sarebbe perdurata fino alla metà del Novecento quando l'ultima conceria chiuse definitivamente i battenti. Nel 1989 sono state dichiarate Monumento Nazionale.

Si era fatto un po' tardi ma la nostra ospite ci teneva a mostrarci un altro "monumento aperto". Presto scoprirete anche voi perchè...
Ci ha quindi condotto all'ex Convento dei Capuccini, dove delle deliziose e preparatissime bambine ci hanno fatto fare il giro dell'edificio e delle celle dei frati mentre ci raccontavano come poteva essere la loro spartana vita quotidiana. Tutto il complesso architettonico è stato restaurato e diventerà sede del Museo Archeologico di Bosa e della Planargia.

Bosa è davvero bella e lo è anche sotto la pioggia, ma sono andata via ripromettendomi di tornare in una bella giornata di primavera e di trattenermi fino al tramonto...

Concludo questo lungo post rivolgendo un sincero ringraziamento all'Assessore Angelina Piu, ai tanti ragazzi incontrati e naturalmente all'Associazione Culturale Imago Mundi. Grazie perchè l'impegno e la determinazione uniti all'amore per la cultura e per la propria terra, hanno reso possibile ancora una volta questa bella manifestazione.

E si lavora già alla 17^ edizione che partirà a Cagliari a maggio 2013








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